Risveglio

Risveglio

Mi svegliai sulla cima di un gigantesco albero. Mille voci intonavano una melodiosa armonia.

Guardai verso l’alto, ed il cielo era limpido e terso.

Guardai verso il basso e sotto di me era il verde immutabile delle fronde degli alberi, poiché nel bosco era sempre estate. E mentre scrutavo verso il mare smeraldino vidi, o così mi parve, come quando un lampo rischiara la notte e si vede solo per un istante il mondo, l’immagine di una guerra, di un massacro, che mi riempì l’anima di spavento.

Ma quando tornai a guardare tutto era calmo ed il terreno in cui gli alberi secolari sprofondavano le loro radici era nascosto dal verde fogliame.

Così, spinto da una morbosa curiosità, incominciai a discendere.

Mille voci mi gridarono di non proseguire, in un disperato mormorio.

Ma io non le ascoltavo.

Di ramo in ramo procedevo sempre più svelto, le mie membra sembravano farsi più leggere nella caduta. Trascorsi gli eoni senza che io mi fermassi e senza che mi fosse dato di vedere il suolo, il bosco era silenzioso. Mi fermai a riposare e l’aria fu rotta da un grido.

Guardai verso il basso.

Acciaio cozzava contro acciaio, uomini ne calpestavano altri, agonizzanti, e neanche lì c’era la morte, mancando con lei il riposo. Stetti immobile, pietrificato da quel orrore, finché i miei occhi non ne furono pieni, la mia mente soggiogata. Quindi cominciai la risalita, carico di un nuovo fardello. Il mio corpo, prima di carne, era ora marmoreo, e mi trascinava verso il basso.

Ma resistetti e finalmente tornai al punto da cui ero partito quel giorno funesto.

La musica era finita.

E seppi che l’inverno era alle porte.

Licenza Creative Commons
Questa opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 

Share/Bookmark