For the Win, di Cory Doctorow – Parte 2, Scena 9

Continua da For the Win, parte 2, scena 8

L’ospedale dimise Sorellona Nor, Il Possente Krang e Justbob due giorni prima, solo per liberarsi di loro. Tanto per cominciare, non se ne stavano fermi nelle proprie stanze — invece, avevano continuato a intrufolarsi nella caffetteria dell’ospedale dove prendevano il possesso di tre o quattro tavoli, che univano laboriosamente, muovendosi su grucce o sedie a rotelle, poi riempiendoli di computer, telefonini, bloc notes, ornamenti di macramé, piccole miniature in piombo che Il Possente Krang dipingeva in continuazione con dei pennellini di pelo di cammello, carte, fiori e cioccolatini mandati dai loro supporter Webbly.

In più, Sorellona Nor aveva scoperto che tre delle donne della sua corsia erano donne delle pulizie filippine che erano state picchiate dai loro datori di lavoro e stava tenendo degli incontri di presa di coscienza in cui insegnava loro come scrivere lettere di lamentela ufficiale da mandare al Ministero del Lavoro. Le infermiere li adoravano (erano entrate in un sindacato l’anno prima) e l’amministrazione ospedaliera li odiava con il calor bianco di un migliaio di soli.

Così in meno di due settimane da quando erano stati picchiati fin quasi alla morte, Sorellona Nor, Il Possente Krang e Justbob uscirono, sbattendo le palpebre, nella soffocante calura di metà giornata di Singapore, avvolti in bende, stecche ed ingessature. I loro corpi erano spezzati, ma non i loro spiriti. Il pestaggio era stato, beh, liberatorio. Dopo anni passati vivendo nel terrore di essere assaliti e presi a calci fin quasi alla morte dai tirapiedi di qualche boss, c’erano passati attraverso ed erano sopravvissuti. Si erano ripresi. La loro paura era stata spazzata via.

Mentre si guardavano l’un l’altro, i capelli umidi e le facce arrostite dal caldo umido, iniziarono a sorridere. Poi a ridacchiare. Poi a ridere, forte quanto le loro ferite lo permettevano.

Justbob scostò i capelli dalla benda che copriva l’occhio sinistro completamente rovinato, gratto sotto l’ingessatura al suo braccio e disse “Avrebbero dovuto ucciderci.”

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