For the Win, di Cory Doctorow – Parte 2, Scena 4 (2 di 2)

Continua da For the Win, parte 2, scena 4 (1 di 2)

Jie alzò la mano, chiedendo silenzio, e abbassò un piccolo microfono da un lato della cuffia. “Ciao, ragazze!”, disse nel microfono, cliccando col mouse. “Qui è la vostra migliora amica che vi parla, Sorella Jiandi, l’amica su cui potete sempre contare, l’amica che non vi abbandonerà mai, l’amica a cui potete confidare tutti i vostri segreti… a patto che non vi dispiaccia che otto milioni di ragazze di fabbrica li vengano a sapere!” ridacchiò alla propria battuta. “Oh, sorelle, questa sarà una grande serata, posso dirvelo! Ho una sorpresa speciale per voi fra un po’, ma prima, parliamo! Stanotte sto usando la chat di Amazon France, chat.amazon.fr, quindi andate e iscrivetevi. Mi troverete a jiandi88888. Ricordate di usare un paio dei nuovi proxie FLG prima di fare la chiamata… e sembra che al momento i servizi di traduzione Yahoo.ry e 123india.in non stiano venendo bloccati, il che dovrebbe rendere più facile collegarsi. Beh, che state aspettando? Registratevi!”
Lei cliccò qualcosa e lui sentì una pubblicità blaterante della Falun Gong nelle cuffie, che spostò da parte. Jie mosse il microfono e gli puntò un dito contro. “Senti già la magia?”
“E’ questo? E’ questo il tuo grosso show?”
“Oh sì”, disse lei. “Probabilmente dovremmo cambiare chat tre o quattro volte stanotte, mentre upgradano il firewall. E’ divertente! Aspetta e vedrai”. La pubblicità stava finendo, così Lu rimise a posto le cuffie.
“Parlami”, disse Jie, con una voce piena di calore. Ci volle un istante perché Lu capisse che lei stava parlando al microfono, non a lui.
“Pronto?”
“Sì, cara, pronta! Sei in onda. Parla, parla! Abbiamo solo tutta la notte!”
“Oh, um…” La voce era femminile, con un forte accento dell’Henan, ed era spaventata.
“E’ tutto Ok, tesoro, è tutto Ok. Dimmi.” La voce di Jie era un chiocciare, dolce come le fusa di un gatto, seducente. Aveva gli occhi umidi, le labbra atteggiate in un gesto di pura premura. A momenti Lu voleva dirle i suoi segreti.
“E’ solo che…” La voce si fermò. Suoni di pianto. Sullo sfondo i suoni di un irrequieto dormitorio di fabbrica, voci di ragazze, risate e conversazioni. Jie fece dei ‘shhh shhh’ tranquillizzanti. “E’ il mio capo”, disse la ragazza. “Era così gentile con me all’inizio. Diceva di interessarsi a me perché eravamo entrambi dell’Henan. Diceva che mi avrebbe protetto. Mostrato la città. Siamo andati in dei posti. Un ristorante vicino alla Borsa. Mi ha portato al parco Windows on the World e ci siamo vestiti come antichi guerrieri”.
“E voleva qualcosa in cambio, giusto?”
“Lo sapevo che la avrebbe voluta. Ascolto il tuo show. Ma pensavo che per me sarebbe stato diverso. Pensavo che lui fosse diverso. Ma lui…” Lei si interruppe. “Dopo avermi baciata, mi ha detto che voleva di più. Che voleva tutto. Mi ha detto che glielo dovevo. Che avevo capito tutto quando aveva accettato l’invito e che lo avrei ingannato se io non…” Iniziò a piangere.
Jie fece una faccia, muovendo le dita in un gesto di impazienza. Lu fu inorridito dalla sua durezza. Ma quando il pianto finì, la sua voce fu di nuovo piena di compassione e comprensione.
“Oh, povera bambina, sei stata colpita duramente, vero? Beh, certamente sapevi cosa sarebbe successo, ma il cuore e la testa non sempre vanno d’accordo, vero? La domanda non è se ti sei comportata in maniera stupida… perché è quello che hai fatto, ti sei comportata davvero da stupida… la domanda è cosa puoi fare adesso per rimediare. Ho ragione?”
“Sì”. La voce era così sottile che lui poté sentirla a malapena. Si immaginò una ragazza ridotta alle dimensioni di un topolino, tremante di paura.
“Beh, questo è semplice. Non è facile, ma semplice. Rinuncia alle tue ultime otto settimane di paga e domani mattina, come prima cosa, lascia la fabbrica. Vai ad una agenzia di collocamento sulla strada Xi Li e trova qualcosa — qualsiasi cosa — possa servirti a ricominciare. Poi chiama la moglie del tuo capo… è sposato?”
“Sì”. La voce adesso era un po’ più forte.
“Chiama sua moglie e dille tutto. Dille cosa ha fatto, cosa ha detto, cosa gli hai risposto. Dille che ti dispiace, e dille che ti dispiace anche che suo marito sia un tale sacco di merda marcescente. Dille che te ne sei andata via rinunciando alla paga che ti stava trattenendo, che hai lasciato il tuo lavoro. E poi ricomincia a lavorare. E qualsiasi cosa il tuo nuovo boss potrà dire o fare, non uscire con lui. E’ tutto chiaro?”
“Chiamare sua moglie…”
“Chiama sua moglie, rinuncia al tuo stipendio e ricomincia. Non c’è nient’altro che possa funzionare. Non puoi parlare con quest’uomo. Ti ha stuprata… Questo è quello che fa, lo sai, una persona che ha potere che ti costringe a fare sesso, anche se non lo fa con la violenza fisica. E’ stupro, solo stupro. E lui lo farà ancora e ancora e ancora. Lo farà ad altre ragazze della fabbrica. Dì a più ragazze possibile il motivo per cui te ne stai andando. In effetti, puoi dirmi per che fabbrica lavori e qual’è il nome del tuo capo, adesso, così milioni e milioni di ragazze lo sapranno. Staranno lontano da questo cane, e forse salverai qualche anima con il tuo coraggio. Che ne dici?”
“Vuoi che faccia il nome del mio capo? Adesso? Ma pensavo che tutto questo fosse segreto…”
“Non sei costretta a farlo. Ma vuoi che un’altra ragazza passi attraverso quello che è successo a te? Cosa pensi sarebbe successo se tu avessi sentito un’altra ragazza fare il suo nome su questo show, il mese scorso, prima che tu uscissi con lui. Cosa farai? Salverai le tue sorelle dal dolore in cui sei adesso? O proteggerai il tuo ego ferito e lascerai che soffra anche la prossima ragazza, e quella dopo ancora? Aspettò per un momento. La ragazza al telefono non diceva niente, ma si sentiva ancora il suono di gente che si muoveva nel dormitorio. Lu se la immaginò sotto le lenzuola nella sua cuccetta, la mano a coprire il microfono, sussurrando il suo segreto a milioni di ragazze. Che mondo strano. “Allora?”.
“Lo farò”, disse la ragazza.
“Cosa hai detto? Dillo forte!”
“Lo farò!” Disse la ragazza, e fece una piccola risata, che venne ripetuta da voci femminili vicino a lei, mentre le ragazze nel dormitorio realizzavano che la confessione che stavano sentendo sui loro computer, cellulari e radio proveniva dalla loro camerata. Ci fu un fischio quando una radio venne avvicinata troppo al microfono e Jie digitò qualcosa sulla tastiera, ripulendo il sonoro dal fischio di feedback, ma lasciando i gridolini delle ragazze. La stavano incitando, le ragazze del dormitorio, incitando e cantando il suo nome, il suo vero nome, sulla radio, ma non importava più, perché la ragazza stava ridendo forte.
“E’ Bau Peixiong”, disse lei, ridendo. “Bau Peixiong alla fabbrica di articoli sportivi HuaXia”. Rise, un suono liberatorio.
“Ok, ok, ragazze”, disse Jie nel microfono, in tono di comando. Le voci si calmarono. “Ora, la vostra sorella ha appena fatto un sacrificio per tutte voi, quindi dovete aiutarla. Ha bisogno di denaro. Quel porco del vostro capo non le darà le otto settimane di paga che le deve, soprattutto non dopo che lei avrà chiamato sua moglie. Ha bisogno di aiuto a fare le valigie, aiuto a trovare un lavoro. Qualcuno fra di voi sta pensando di cambiare lavoro, qualcuno sa dove c’è un lavoro per questa ragazza. Diteglielo. Aiutatela a lasciare il posto in cui si trova. Aiutatela a trovare un nuovo lavoro. Questo è il vostro dovere verso vostra sorella. Promettetemelo!”
Dal telefono, un coro di voci disse “Lo prometto! Lo prometto!”
“Bene”, disse Jie. “Ora, rimanete in onda amici, perché presto arriverà una meravigliosa sorpresa!”. Un click del mouse e partì un’altra pubblicità, questa volta per una compagnia che procurava credenziali false per gente in cerca di lavoro, che garantivano superavano i controlli nei database. Entrambi si sfilarono le cuffie e Jie si scolò il suo bicchier d’acqua, un piccolo rivoletto scese dal suo mento alla gola. Lu soppresse un gemito. Lei era così bella, con tutta quella energia e quella confidenza in se stessa…
“Era un’apertura piuttosto buona, no?” disse lei, inarcando un sopracciglio.
“E’ sempre così?”
“Oh, quella era particolarmente buona. Ma si, la maggior parte delle notti è così. Per sei o sette ore. Pensi ancora che diventi ripetitivo?”
“Posso capire come una cosa del genere rimanga interessante”.
“Dopo tutto, voi uccidete gli stessi mostri ancora e ancora per tutta la notte, no? Quello deve essere piuttosto noioso”.
Considerò la cosa. “No, in realtà no”, disse. “E’ il lavoro di squadra, suppongo. Tutti noi che lavoriamo insieme, e non è esattamente la stessa cosa ogni volta — il gioco fa cambiare i mostri che spawnano un sacco. Qualche volta ottieni anche davvero dei buoni drop — può essere davvero emozionante! Stai percorrendo un corridoio e scopri che questa volta è riempito da duecento vampiri e poi uno di questi droppa una spada epica, e di colpo non è più noioso per niente.” Scosse le spalle. “Matthew, un mio compagno di gilda, dice che si tratta di rinforzo a intermittenza”.
Lei alzò un dito e disse. “Aspetta, riprendiamo dopo”, cliccò ed iniziò a parlare nel microfono, rispondendo ad una telefonata di un’altra ragazza di fabbrica, questa più arrabbiata che triste. “Avevo un’amica che faceva la venditrice per una linea di rimedi erboristici”, disse, e Jie roteò gli occhi.
“Continua”, disse. “Sembra una grande opportunità”. Il sarcasmo nella sua voce era inconfondibile.
“E’ quello che ho pensato”, disse la ragazza. Sembrava volesse tirare un pugno a qualcosa. “All’inizio ho pensato che si trattasse di vendere i rimedi erboristici, e mi piaceva, perché mia madre mi dava sempre delle erbe quando ero malata, da ragazzina, e ho pensato che un sacco delle ragazze qui avrebbero voluto comprare questi rimedi perché avevano nostalgia di casa”.
“Sì”, disse Jie. “Chi non vorrebbe ricordare la propria mamma?”
“Esattamente! Proprio quello che ho pensato. E la mia amica mi ha detto quanti soldi avrei potuto fare, ma non vendendo le erbe! Mi ha detto che vendere le erbe sarebbe stato il mio lavoro da ‘downliner’ e che le avrei potute gestire. Sarei stata un boss!”
“Chi non vorrebbe essere un boss?”
“Esatto! Ha detto che stava reclutandomi nei vertici dell’organizzazione, e che io avrei dovuto reclutare due amiche perché facessero da venditrici. Ciascuna di loro mi avrebbe pagato il diritto di far entrare nuovi venditori sotto di sé, e che tutti i downliners avrebbero comprato le erbe da me, ed io avrei avuto una parte dei loro guadagni. Mi mostrò come, se i miei due downliners ne avessero reclutati altri due, e ciascuno di questi ne avesse reclutati altri due e così via, io avrei avuto centinaia di downliners a lavorare per me in solo pochi giorni. E se anche avessi preso solo pochi RMB da ciascuno, mi sarei trovata a guadagnarne migliaia ogni mese, solo per aver fatto iscrivere due persone.
“Un’amica davvero generosa”, disse Jie, e, anche se la voce era quella di qualcuno che scherza, non stava sorridendo.
“Sì, sì! Questo è quello che ho pensato. E tutto quello che dovevo fare era pagarle una piccola somma per il diritto di vendere come downliner, e lei mi avrebbe dato le erbe, i kit di vendita e tutto ciò di cui avrei avuto bisogno. Mi disse che mi stava offrendo questa possibilità perché ero Fujianese, come lei, e che voleva prendersi cura di me. Mi disse che dovevo trovare delle ragazze che fossero ancora al villaggio, ragazze con cui fossi andata a scuola e chiamarle per convincerle a iscriversi, perché avevano bisogno di fare soldi”.
“Perché le ragazze dei villaggi dovrebbero avere bisogno di rimedi erboristici? Non hanno già le loro madri?”
La ragazza arrabbiata, dalla parlantina veloce, si interruppe. “Non ci avevo pensato”, disse, alla fine. “Sembrava che dovessi essere l’eroina di tutti, e che sarei fuggita dalla fabbrica e sarei diventata ricca. La mia amica mi ha detto che stava per lasciare il lavoro in qualche settimana e trasferirsi in un appartamento. Ho pensato a come sarebbe stato andarsene dal dormitorio, avere soldi da mandare a casa…”
“Hai sognato il denaro e cosa avresti potuto comprarci, ma non hai dedicato la stessa attenzione a capire come questa cosa potesse funzionare, giusto?”
Un altro silenzio. “Sì”, disse. “Devo dire che è vero”.
“E poi?”
“All’inizio andava bene. Ho venduto un po’ di downline, ma avevano difficoltà a raggiungere le loro quote di vendita. E poi la mia amica ha iniziato a chiedermi la sua percentuale dei miei introiti. Quando le ho detto che non stavo ricevendo i soldi che i miei downliner mi dovevano, è cambiata”.
“Continua”. Gli occhi di Jie erano fissi sul muro dietro la testa di Lu. Era in un altro mondo, sembrava, figurandosi la ragazza e il suo problema.
“Si è arrabbiata. Mi ha detto che avevo preso un impegno con lei, e che lei aveva un impegno con chi l’aveva portata nell’affare basato sul mio impegno, e che dovevo pagarla così lei avrebbe potuto pagare le persone a cui doveva dei soldi. Mi fece sentire come se l’avessi tradita, tradito l’incredibile opportunità. Mi disse che ero solo una semplice ragazza di un villaggio, inadatta a fare la donna d’affari. Mi chiamava tutto il giorno, in continuazione, urlando “Dove sono i miei soldi?””
“Quindi cosa hai fatto?”
“Alla fine sono andata da lei. Ho pianto. Le ho detto che non sapevo cosa fare. E lei mi ha detto che lo sapevo, ma che non avevo il coraggio di farlo. Mi ha detto che dovevo andare dai miei downliner, essere dura con loro, fargli tirare fuori i soldi. E se loro non pagavano, io dovevo tirare fuori i soldi in qualche altra maniera: dai miei genitori, dai miei amici, dai miei risparmi. Potevo trovare altri downliner il mese successivo”.
“E così hai chiamato i tuoi downliner?”
“L’ho fatto”. Fece un profondo respiro. “All’inizio, con loro ero buona e gentile, ma la mia amica continuava a richiamarmi, ed io iniziai ad arrabbiarmi. Arrabbiarmi con loro, non con lei. Era colpa loro se dovevo sprecarci tutta questa energia e questo tempo, che non riuscivo a dormire o mangiare. E iniziai a diventare più cattiva. Le minacciai, le implorai, urlai contro di loro. Queste due ragazze erano mie vecchie amiche. Le conoscevo da quando eravamo dei bebè. Conoscevo i loro segreti. Ho minacciato di chiamare il padre di una mia amica e dirgli che lei aveva lasciato che un ragazzo le facesse delle foto da nuda quando aveva quindici anni. Ho minacciato di dire alla sorella dell’altra mia amica che lei aveva baciato il suo ragazzo”.
“Ti hanno dato quello che ti dovevano?”
“All’inizio. Il primo mese, mi hanno dato i soldi. Il mese successivo, ho dovuto richiamarle e urlare ancora un po’. Era come se fossi seduta, a una certa altezza sopra di me, guardando questa folle estranea che diceva queste cose orribili alle mie vecchie, vecchie amiche. Ma pagarono di nuovo. E poi, al terzo mese…” Si fermò di colpo. Il silenziò si ingrandì. Lu lo sentiva diventare più spesso, statico.
“Cosa è successo?”
“Una delle mie amiche ha mangiato del veleno per topi.” La sua voce era un sottile sussurro lontano. Altro silenzio. “Le avevo detto che sarei andata da suo padre e… e…” Silenzio. “E’ lo stesso modo in cui sua madre si suicidò quando eravamo entrambe piccoline. Lo stesso genere di veleno. Suo padre era un uomo duro, un Vecchio dai Cento Nomi [1] che aveva attraversato la Rivoluzione Culturale. Non c’è pietà in quell’uomo. Quando la mia amica non ha potuto trovare il denaro, lo ha rubato. E’ stata scoperta. Lui lo avrebbe scoperto. E se non fosse stato così, io gli avrei detto delle foto che lei si era fatta fare. Ed era qualcosa che lei non poteva affrontare. L’ho spinta ad uccidersi. Sono stata io. Io l’ho uccisa”.
“Lei si è uccisa”, disse Jie, la voce piena di compassione. “E’ la malattia delle donne in Cina. Siamo l’unico paese al mondo in cui si suicidano più donne che uomini. Non puoi prendertene la colpa.” Si fermò. “Non tutta la colpa”.
“Non è tutto”, disse la ragazza. La rabbia era scomparsa dalla sua voce, l’unica cosa che rimaneva era disperazione distillata.
“Certamente no”, disse Jie. “Sei ancora in debito per questo mese. E quello seguente, e quello seguente”.
“La mia amica, quella che mi ha portato in tutto questo, lei sa… cose… su di me. Il genere di cose che io sapevo sulle mie amiche. Cose che potrebbero farmi perdere il lavoro, la casa, il ragazzo…”
“Certo. Questo è come funzionano i cuanxiao”. Lu aveva sentito il termine prima: “Vendite piramidali”, questo era il significato. C’era sempre qualcuno che cercava di venderti qualcosa come parte di uno schema cuanxiao. Un tempo ne rideva. Ora gli sembrava qualcosa di molto più serio. “E da qualche parte, più in alto nella linea, c’è qualcun altro nel cuanxiao, che conosce qualcosa del genere su di lei. E ci sono predicatori che possono convincerti che farai una fortuna con un cuanxiao, che tutto ciò di cui hai bisogno è di ispirare la tua famiglia e i tuoi amici”.
“Lo conosci? Il signor Lee. La mia amica mi ha portato ad un incontro. Il signor Lee sembrava ardere come fuoco, e mi convinse talmente che sarei diventata ricca se solo…”
“Non conosco il signor Lee. Ma ci sono centinaia di signori Lee nella provincia di Guangdong. Sai come li chiamano? Faraoni, come i re egizi che seppellivano nelle piramidi. Questo perché siedono sulla cima di una piramide di folli come te. Sotto il faraone, ci sono un paio di downliners, e sotto di essi, due paia, e così via, tutti che passano denaro verso l’altro a qualche idiota feudale di campagna che sa come dire bene qualche frase e non ha lavorato un giorno in vita sua. Hai mai studiato matematica?”
“Ho vinto la medaglia d’oro nelle Olimpiadi di Matematica del nostro cantone!”
“E’ un’ottima cosa! La matematica è utile in questo mondo. Facciamo un po’ di conti. Se ogni livello della piramide ha il doppio di membri del livello precedente, quanti membri ci saranno nel decimo livello della piramide?”
“Cosa? Oh. Um. Due alla decima. Questo è…” 1024, pensò Lu fra sé. “1024, giusto?”
“Esattamente. Quanti al trentesimo livello?”
“Um…”
Lu tirò fuori il telefono, usò la calcolatrice e fece due conti.
“Um…”
“Oh, tira a indovinare”.
“E’ molto. Un centinaio di migliaia? No! Cinquecento mila”.
“Dovresti ridare indietro la tua medaglia, sorella. E’ più di un miliardo”. Jie digitò qualche numero sulla tastiera. “1.073.741.824, per essere precisi. Ci sono 1,6 miliardi di persone in Cina. I tuoi venditori di erbe dovevano reclutare nuovi venditori ogni due settimane. A questa velocità…” Digitò qualcos’altro.
“Ci vorrebbe poco più di un anno prima che ogni persona in Cina si trovasse a lavorare nella tua piramide, anche i bambini piccoli e le vecchine.”
“Oh”
“Tu sai delle vendite piramidali, dovevi saperlo. Di che anno sei?” Intendendo: da quanti anni hai lasciato il villaggio?
“Quarto”, ammise la ragazza. “Lo sapevo. Certo. Ma ho pensato che questa volta era differente. Ho pensato che, visto che si trattava di un vero prodotto e che si trattava di solo due persone alla volta…”
“Non penso che tu abbia pensato questo, sorella. Penso tu abbia pensato ad avere un grande appartamento e un sacco di denaro. Non è vero?”
“Però c’era il denaro! Ha funzionato per settimane! La mia amica ha guadagnato così tanto…”
“A quale livello della piramide era? Il decimo? Il ventesimo? Quando stai rubando ai nuovi per pagare i vecchi, è un buon affare per i vecchi. Non per i nuovi. La gente come te, o quelli alla base della piramide.”
“Sono una scema”, disse la ragazza. “Sono un mostro! Ho distrutto le vite delle mie amiche!” Adesso stava singhiozzando, urlando la sua confessione perché milioni di persone la sentissero.
“E’ vero”, disse Jie, con calma. “Sei una scema e un mostro, come migliaia di altre persone. Ora che cosa farai a riguardo?”
“Cosa posso fare?”
“Puoi smettere di piagnucolare e rimetterti in piedi. La tua amica, quella che ti ha reclutato? Qualcuno ha qualcosa per ricattarla, come lei ricattava te. Siediti con lei e parlale, e fa qualsiasi cosa in tuo potere per tirarla fuori. La cosa più orrenda di queste piramidi è che mettono amico contro amico, ci fanno tradire le persone che amiamo per evitare di essere traditi a nostra volta. Anche se sei uno dei pochi fortunati alla cima della piramide, che riesce a guadagnarne bene, per quel denaro paghi con la tua integrità morale, le tue amicizie e la tua anima. L’unico modo per vincere è non giocare.”
“Ma…”
“Ma, ma, ma! Ascolta, ragazza sciocca! Mi hai chiamato, stanotte, perché la tua anima è macchiata dal male che hai commesso. Pensavi che ti avrei semplicemente detto che tutto va bene, che hai fatto ciò che dovevi, che non hai nessuna colpa? No! Mi conosci, sono Jiandi. Non fornisco l’assoluzione. Ti dico cosa devi fare per pagare per i tuoi crimini. Non puoi semplicemente chiamare, confessarti, sentirti meglio e andartene via. Devi fare il duro lavoro adesso… Devi rimettere le cose a posto, aiutare i tuoi amici, ristabilire la tua integrità morale e la tua coscienza. Mi senti?”
“Ti sento”. La voce era calma, sottomessa.
“Dillo più forte”. Scatto Jiandi, come un generale che stia dando un ordine a un soldato.
“Ti sento!”
“PIU’ FORTE!”
“TI SENTO!”
“Bene!” Rise e si sfregò una guancia. “Penso che ti abbiano sentito fino a Macau! Brava ragazza! Ora vai e agisci subito!”
Jie cliccò qualcosa e un altra pubblicità scivolò nelle cuffie di Lu. Lui se li tolse, rendendosi conto che i suoi occhi erano inumiditi dalle lacrime. “Quella povera ragazza”, disse.
“Ce ne sono migliaia come lei”, disse Hie. “E’ una malattia, come il gioco d’azzardo. Viene dal non essere in grado di capire i numeri. Hanno tutte vinto le loro piccole medaglie in matematica, ma non credono nei numeri. Ora, mi stavi per dire qualcosa su un qualche genere di rinforzo”.
“Rinforzo intermittente”, disse lui. “Il mio amico Matthew, è lui alla guida della nostra gilda, me ne ha parlato lui. Viene da alcuni esperimenti sui ratti. Immagina che hai un ratto che ottiene del cibo ogni volta che tira una leva. Ogni quanto tirerà la leva?”
“Ogni volta che ha fame, suppongo. Avevo dei topolini un tempo… sapevano quando era ora di mangiare, e correvano nell’angolo della gabbia in cui lasciavo cadere i loro semini e il loro formaggio.
“Giusto. Ora, cosa succede se la leva dà del cibo ogni cinque volte che viene tirata?”
“Non lo so… Meno spesso?”
“In realtà, funziona più o meno alla stessa maniera. Dopo un po’, i topi capiscono che devono tirare la leva cinque volte per avere del cibo, così ogni volta che hanno fame vanno a tirarla cinque volte. Ora, che succede con una leva che fornisce cibo in maniera casuale? Una leva che può distribuire cibo casualmente la prima volta che la tiri oppure la centesima volta che la tiri?
“Smettono di provare, giusto?”
“Sbagliato! La tirano come dei forsennati. Tutto il giorno e tutta la notte. E’ come quando qualcuno vince un po’ di soldi alla lotteria una settimana e quindi inizia a giocare ogni settimana seguente, per sempre. L’incertezza li porta alla follia, è il sistema che dà più dipendenza di tutti. Matthew dice che è la parte più importante nel design di un gioco… Un giorno riesci ad uccidere un Mob con un colpo fortunato, e ti droppa un qualche oggetto epico incredibile, e fai più soldi in dieci secondi di quanti ne hai fatti in una settimana, e da quel momento senti di dover tornare sempre in quel posto, cercando un mostro come quello, pensando che succederà di nuovo.
“Ma è casuale, giusto?”
“Non ne sono certo”, disse Lu. “Matthew dice che lo è. Io qualche volta penso che le compagnie dei giochi modificano deliberatamente le probabilità, così che, quando stai proprio per mollare il gioco, ottieni un altra vincita fortunata. Scosse le spalle. “Questo è ciò che farei io, in ogni caso”.
“Se è casuale, non dovrebbe fare differenza cosa fai e dove giochi. Se tiri una moneta dieci volte e dieci volte di fila esce testa, hai esattamente la stessa possibilità che esca testa all’undicesimo tiro che se fossero venute tutte croci, o metà e metà”.
“Matthew dice cose del genere tutto il tempo. Dice che anche se può sembrare improbabile ottenere dieci volte testa di fila, ogni tiro ha esattamente la stessa probabilità”.
“Matthew sembra essere uno che sa far di conto”.
“E’ così. Dovresti incontrarlo, un giorno”. Deglutì. “Se uscirà mai di galera”.
“Oh, faremo qualcosa in merito”.
Jie rispose ad altre sei telefonate, facendo andare avanti lo show per altre due ore, interrompendolo di tanto in tanto per la pubblicità e promettendo a tutte le ascoltatrici che stava per arrivare l’evento più emozionante della loro vita, se solo fossero rimaste in ascolto. All’inizio Lu ascoltava attentamente, ma la testa gli faceva così male, e lui era così stanco, che alla fine si mise a dormicchiare sulla sua sedia, in un dormiveglia in cui passava dai sogni all’ascoltare Jie che sgridava le sciocche ragazze delle fabbriche del sud della Cina.
Si svegliò quando dell’acqua ghiacciata gli venne spruzzata sulla faccia, boccheggiò e si tirò su seduto, aprendo gli occhi giusto in tempo per vedere Jie che si allontanava danzando, ridendo, la faccia illuminata dall’emozione. “Adoro fare questo show!”, disse. “Sei il prossimo, bello!”
Lu guardò il telefono e realizzò che aveva dormito per più di un’ora, e che era da tempo passata l’ora di cena. Jie si era tolta scarpe e calzine e aveva sbottonato i due bottoni più alti della sua blusa rossa. I suoi capelli erano sciolti e il trucco rovinato. Sembrava che se la stesse spassando alla grande.
“Cosa?” la testa gli faceva male e il sapore che aveva in bocca faceva pensare che qualcuno l’avesse usata come toilet.
“Su”, disse lei, avvicinandosi di nuovo, mettendosi le cuffie. “Andrai in onda alle otto. E’ l’ora di massimo picco degli ascolti. Le mie ascoltatrici tornano da cena, hanno finito di spettegolare, e sono tutte sedute sui loro letti, accendendo computer, telefoni e radio. E ho passato ore a dire che stava per succedere qualcosa di straordinario. Ogni bella ragazza di fabbrica del Perl River Delta sta aspettando di incontrarti, sei pronto?”.
“Io… io…”. Di colpo non riusciva più a parlare. “Sì!”, riuscì a dire alla fine.
“Mettiti le tue cuffie”, gli gridò, sfrecciando intorno al suo lato del tavolo e ributtandosi sulla sedia. “Andiamo in onda in 10, 9, 8…”
Lu si mise impacciatamente le cuffie, aggiustò il microfono, raggiunse un bicchier d’acqua e ne buttò giù troppa, tossì, cercò di non sputare, tossì di nuovo, versò acqua ovunque. Jie rise forte, trattenendosi poi per parlare nel microfono.
“Siamo tornati, siamo tornati, siamo tornati e ora, sorelle, ho la sorpresa speciale che vi ho promesso tutta la serata! Un cavaliere della fabbrica, un killer che ha dato la caccia a pirati nello spazio e draghi sulle colline, un gold-farmer di professione chiamato…” Si interruppe. “Che nome dovrei darti, eroe?”
“Oh!” Lu ci pensò per un momento. “Tank”, disse. “E’ il genere di giocatore che sono, un tank.”
“Un tank!” ridacchiò. “E’ un nome perfetto. Oh, sorelle, se poteste vedere questo grosso tank muscoloso che mi siede qui a fianco nello studio. Lasciate che vi parli di Tank. Stavo guardando un piccolo video questo pomeriggio e, come molti di voi, mi sono ritrovata a guardare qualcosa di incredibile: dozzine di ragazzi, allineati al di fuori di un internet caffè, strizzando gli occhi e pallidi come un topolino appena nato, per la prima volta alla luce del sole. Sembra si trattasse di un tipo diverso di ragazzi di fabbrica, i leggendari gold-farmer di Shenzen, e stavano chiedendo un lavoro migliore, una paga migliore, condizioni migliori e la fine dell’avidità e cattiveria dei boss. Vi sembra di sentire qualcosa di familiare, sorelle?
“La polizia è arrivata, la sporca jingcha, con i loro elmetti, manganelli e gas, codardi con le facce nascoste e le mani armate per combattere questi ragazzi che chiedevano solo giustizia. Ma i ragazzi sono forse fuggiti? No! Sono tornati ai loro posti di lavoro, chiedendo scusa ai loro capi? No! L’armata di topolini è rimasta ferma, ha reclamato il proprio posto di lavoro come sua casa legittima, il posto che pagavano con il loro lavoro. E cosa ha fatto la jingcha? Dimmi, Tank, cosa hanno fatto?”
Lu la guardò come se fosse pazza. Lei gli fece cenni urgenti con la mano, mentre il silenzio continuava. “Io, cioè, loro ci hanno picchiati!”
“E’ certo quello che hanno fatto! Sorelle, ora scaricate questo video, per favore! Guardate come la jingcha carica i ragazzi di Shenzen, spaccandogli le teste, lanciandogli contro i gas lacrimogeni, manganellandoli. E ora, guardate bene il ragazzo coraggioso sulla destra, esattamente al punto 14:22. Mento forte, occhi ampi, una spruzzata di lentiggini sul naso, capelli scompigliati. Lo vedete rimanere al suo posto durante la carica, al fianco dei suoi compagni? Vedete come il jingcha con il suo manganello che gli arriva da dietro e lo colpisce sulla spalla, facendolo cadere a terra? Vedete il manganello rialzarsi e colpire la testa del ragazzo, il sangue che schizza dalla ferita?
“Quello, sorelle, è Tank, il ragazzo che siede qui accanto a me, sanguinato ma non piegato, coraggioso e forte, ergendosi in difesa dei diritti dei lavoratori…”. Jie si dissolse in risolini. Anche Lu ridacchiò, non poteva impedirselo. “Oh, scusate, scusate, scusate. Guardate, è davvero un bravo ragazzo, e anche come aspetto non è male, e la jingcha ha colpito la sua testa e la spalla come se stessero ammorbidendo una bistecca, e tutto quello che stava facendo era rivendicare il diritto di lavorare come una persona e non come un animale. E non è solo. La chiamano “Repubblica popolare cinese”, ma il popolo non può dire nulla sul come viene gestita. E’ tutta corruzione e sfruttamento.
“Ho pensato che il video fosse meraviglioso, una vera ispirazione. E poi ho visto lui, il nostro Tank, vagando stordito e sanguinante attraverso…” si interruppe. “Attraverso un posto che non dirò, così che la jingcha non sappia quali video di sorveglianza controllare. L’ho visto e gli ho detto che volevo presentarvelo, amiche mie, e poi lui mi ha detto la storia più incredibile che abbia mai sentito, e voi sapete che sento un sacco di storie incredibili ogni sera. Una storia che riguarda un movimento globale che punta a migliorare le condizioni dei lavoratori in ogni luogo, e io spero che sia la storia che ci racconterà stanotte. Quindi, Tank, caro, parti dalle tue ferite. Puoi descriverle alle nostre amiche, là fuori?”
E Lu lo fece, e poi si trovò a passare da quello alla storia di come era diventato un gold-farmer, come era la sua vita, le storie che Matthew gli aveva raccontato su come Boss Wing aveva costretto lui e i suoi amici a tornare a lavorare nella sua fabbrica, parlando e parlando finché non gli si seccò la gola e, pietosamente, Jie fece partire un’altra pubblicità.
Lu si afflosciò nella sua sedia mentre lei gli portava un po’ di altra acqua. “Dovresti vedere le chat”, disse. “Sono tutte innamorate di te, ‘Tank’. Il modo in cui hai salvato gli oggetti di quelle ragazze a Shilong New Town! Sei il loro eroe. Ci sono dozzine di loro che dicono di essere state lì, quel giorno, di averti visto arrampicarti su quella cancellata. Senti questo: ‘ I suoi muscoli si tendevano come bande di ferro mentre si arrampicava lungo la recinzione come una possente creatura della jungla…” a Lu andò l’acqua di traverso, e Jie gli diede una stretta al bicipite. “Devi fare un po’ più di esercizio, Creatura della Jungla, i tuoi muscoli si sono ammorbiditi!”
“Come fate ad avere delle chat? Non ve le bloccano?”
“Oh, è facile”, disse lei. “Ci limitiamo a scegliere un blog a caso là fuori nella rete, di solito uno in cui nessuno ha postato per uno o due anni, e ci appropriamo dei commenti di uno dei suoi post. Una volta che lo bloccano — o che il server crasha — passiamo ad un altro. E’ facile — e divertente!”
Lui rise e scosse la testa, cosa che gli fece ripartire il mal di testa. Sobbalzò e strinse la testa fra le mani. “Puro genio!”
Ora la pubblicità stava finendo, e si sedettero entrambi nelle loro sedie, riposizionando i microfoni. Lu stava diventando bravo, i discorsi iniziavano a venirgli fuori come quando stava chattando con i suoi compagni di gilda. Era sempre stato il narratore del gruppo.
E la storia continuò… parlò loro di come gli Webbly erano venuti da lui e dalla sua gilda, nel gioco, parlando loro della necessità di solidarietà e supporto reciproco per proteggersi dai boss, dai giocatori che davano la caccia ai gold-farmers, dalle aziende di gioco.
“Vogliono unire i lavoratori cinesi”, disse Jie, annuendo saggiamente.
“No!” Lu si sorprese della propria veemenza. “Unire i lavoratori cinesi sarebbe inutile. Con il gold-farming, il lavoro si può semplicemente spostare in Indonesia, in Vietnam, Cambogia, India… in qualsiasi posto in cui i lavoratori non siano organizzati. E’ la stessa cosa per tutti i lavori, ormai… Il vostro lavoro può venire spostato in un istante in qualsiasi luogo in cui si possa costruire una fabbrica e fare attraccare una nave container. Non esistono più i lavoratori ‘cinesi’. Solo lavoratori! E così gli Webbly organizzano tutti noi, ovunque!”
“Si tratta di un sacco di lavoratori”, disse Jie. “Quanti ne avete?”
Lui scosse la testa: “Jiandi”, disse. “Possiamo tutti vedere il conto, e facciamo tutti festa quando aumenta di qualche centinaia, ma siamo ancora molto lontani dall’obbiettivo”.
“Oh, Tank”, disse lei, “Non scoraggiarti. Decine di migliaia di persone! E’ fantastico… e sono certa che possiamo trovare qualche altro membro per voi. I miei ascoltatori come possono unirsi a voi?”
“Eh? Oh!”. Lu combatté per ricordare la procedura per farlo. “Dovere fare in modo che il 50% dei vostri compagni e compagne accettino di iscriversi, e noi certifichiamo la sindacalizzazione della vostra intera fabbrica.
“Cavoli! Il 50%! Le fabbriche più grandi hanno 50.000 lavoratori. Come potete farlo?”
Lu scosse le spalle. “Non ne sono certo”, disse. “Fino ad ora si sono iscritte soprattutto piccole fabbriche legate ai giochi, niente di più grande di 200 lavoratori. Però deve essere possibile. I sindacati dei lavoratori di tutto il mondo hanno organizzato fabbriche di ogni dimensione”.
Deglutì, comprendendo quanto la frase dovesse suonare stupida. “Sentite, questo di solito è il genere di cose di cui si occupa Matthew. Lui queste cose le capisce tutte. Io sono solo il tank, capite? Io sto davanti e assorbo tutti i danni. E non potete parlare con Matthew perché è in prigione”.
“Ah, giusto, la prigione. Dicci che cosa è successo oggi”.
Così lui raccontò la storia della battaglia a tutte quei milioni di ragazze là nelle città del Guangdong, e si trovò… trasportato. Portato indietro nel caffè, tra le grida, la polizia e le urla, la sua voce che raggiungeva le sue orecchie da una lunga distanza, attraverso le urla ricordate che sentiva. Quando si fermò, tornò alla realtà di colpo e vide Jie che lo fissava con gli occhi umidi e le labbra socchiuse. Guardò il suo telefono. Era quasi mezzanotte.
Lu si scosse, la gola secca. “Io… Beh, questo è quanto, suppongo”.
“Wow”, Jie respirò e mandò in onda altra pubblicità. “Va tutto bene?”
“E’ come se la mia testa venisse schiacciata fra due pesantissime rocce”, rispose. “E la mia spalla va a fuoco”.
“Ti ho davvero tenuto troppo”, disse lei. “Però hai quasi finito. Sei davvero un duro, lo sai?”
Lui non si sentiva un duro. A dire la verità, si sentiva malissimo per il fatto di essersela cavata mentre i suoi compagni di gilda erano stati rinchiusi. Da un punto di vista logico sapeva che loro non sarebbero stati meglio se lui fosse finito in galera con loro, ma quella era la logica, non le emozioni.
“Ok”, disse lei. “Siamo tornati. Che storia! Sorelle, non vi ho detto che avevo qualcosa di speciale stasera? Purtroppo, è ora di andare… Abbiamo tutte bisogno di un po’ di sonno prima di tornare al lavoro nel mattino, giusto? Soltanto un’ultima cosa: Che cosa faremo riguardo a tutto questo?
Di colpo, non era più sonnolenta o suadente. I suoi occhi erano spalancati, le sue mani stringevano il bordo della scrivania. “Arriviamo qui dai nostri villaggi cercando un lavoro onesto e una paga decente, per poter aiutare le nostre famiglie, per poter vivere e sopravvivere. Cosa otteniamo? Viscidi pervertiti che ci fottono a lavoro e fuori! Bastardi criminali che distruggono chiunque sfidi i loro racket! Poliziotti che ci picchiano e ci sbattono in galera se osiamo andare contro lo status quo!”
“Sorelle, non può andare avanti! Tank, qui, ha detto che non esiste più qualcosa come il lavoratore cinese, esistono solo i lavoratori. Non avevo sentito parlare di questi Webbly prima di stasera, e non so se sono meglio dei vostri boss o dei ladri che gestiscono le fregature piramidali là fuori, e non me ne importa. Se ci sono lavoratori, in giro per il mondo, che si stanno organizzando per avere condizioni migliori, voglio farne parte, e così anche voi!”
“Vi dirò cosa succederà adesso. Tank e io andremmo a cercare gli Webbly e pianificheremo qualcosa di grosso. Qualcosa di grosso! Non so cosa sarà, ma cambierà le cose. Siamo milioni! Ogni cosa facciamo è grande.
“Devo fare una confessione”. La voce divenne più calma. “Un peccato da confessare. Produco questo show perché mi fa fare soldi. Un sacco di soldi. Ho bisogno di spendere un sacco per rimanere un passo avanti alla zengfu, ma ce ne sono un sacco che avanzano. Più di quanti ne guadagniate voi, devo confessarlo. E’ passato molto tempo da quando ero povera come una ragazza di fabbrica. Sono praticamente ricca. Non ricca quanto un boss, ma ricca, capite?”
“Ma son con voi. Non ho dato inizio a questo show per diventare ricca. L’ho fatto perché ero una ragazza di fabbrica e mi preoccupavo per le mie sorelle. Stiamo migrando nella provincia di Guangdong da quando Deng Xiaoping ha cambiato le leggi e ha fatto sì che qui crescessero le fabbriche. Sono passate generazioni, sorelle, e veniamo qui, poveri topolini di campagna, e veniamo a ricominciare da zero in fabbriche in cui lavoriamo come schiave. Per ogni Yuan che mangiamo a casa, i nostri boss ne mettono centinaia nei loro portafogli. E quando hanno finito di spremerci, che succede? Diventiamo una delle vecchine che mendicano lungo la strada.
“Quindi, ascoltateci domani. Scopriremo di più su questi Webbly, faremo un piano e lo porteremo a voi. Nel frattempo, non lasciatevi fregare dai vostri boss. Non lasciate che gli sbirri spintonino voi, o le vostre sorelle e fratelli. E siate buone l’una con l’altra… siamo tutte dalla stessa parte.”
Cliccò con il mouse e chiuse il suo laptop.
“Whew!”, disse. “Che notte!”
“Il tuo show è così ogni notte?”
“Non così bello, Tank. Tu hai sicuramente migliorato le cose. Sono felice di averti rapito da quella stazione del treno”.
“Anch’io lo sono”, disse Lu. Era così stanco. “Quindi ti chiamo domani per il tuo prossimo show? Forse possiamo incontrarci in mattinata e cercare di raggiungere gli Webbly, o trovare un modo per chiamare i miei compagni di gilda e vedere se sono ancora in galera?”
“Chiamarmi? Non essere stupido, Tank. Non ti perderò di vista”.
“E’ OK”, disse lui. “Posso trovare un posto in cui dormire”. Quando era arrivato a Shenzhen, aveva passato un paio di notti a dormire nei parchi. Poteva farlo di nuovo. Non era così male, se non pioveva durante la notte. C’erano state nuvole quel giorno? Non lo ricordava.
“Certamente puoi… basta che attraversi quella porta, proprio lì”. Indicò la camera da letto.
Di colpo, Lu fu completamente sveglio. “Oh, non potrei mai…”
“Zitto e va’ a dormire. Hai una ferita alla testa, stupido. E mi hai appena fornito ore di un grande show radio. Quindi ne hai bisogno e te lo sei guadagnato. A letto. Ora.”
Era troppo stanco per lamentarsi. Incespicò un poco sulla strada per il letto, mentre lei spazzava via vestiti e giocattoli dal letto buttandoli a terra di fronte a lui. Jie gli rimboccò le coperte e gli diede un bacio in fronte mentre lui si sistemava. “Dormi, Tank”, gli sussurrò nell’orecchio.
Lu si chiese vagamente dove avrebbe dormito lei, mentre lei lasciava la stanza. Lu sentì che aveva ripreso a scrivere al computer. Cadde addormentato con il suono dei tasti nelle sue orecchie.
Si svegliò a stento quando lei s infilò sotto le lenzuola con lui, si rannicchiò contro di lui ed iniziò a russare dolcemente nel suo orecchio.
Ma era completamente sveglio un’ora dopo, quando dieci auto della polizia svoltarono da dietro gli edifici di Houbai, sirene urlanti, e la luce dei fari di un elicottero abbracciavano l’intero edificio con una luce bianca come quella del giorno. Lei si irrigidì accanto a lui, sotto le lenzuola, e poi praticamente ‘levitò’ fuori dal letto.
“Venti secondi”, abbaiò. “Scarpe, il tuo telefono, qualsiasi altra cosa ti serva. Non torneremo qui”.
Lu si sentì oscuramente orgoglioso della calma che provava mentre si alzava e, in maniera per niente frettolosa, calma, prendeva le sue scarpe — scarpe da tennis da lavoratore di fabbrica, economiche e ubique. Le allacciò, prese la giacca, poi si spostò efficientemente nel soggiorno, dove Jie stava versando del solvente su tutte le superfici piane della stanza. L’odore era acuto quanto il suo malditesta, e lo fece peggiorare.
Lei annuì nella sua direzione, poi annuì in direzione di un altra bomboletta di solvente e disse “Occupati tu del bagno e della camera da letto”. Lui lo fece, lavorando velocemente. Suppose che avrebbe spazzato via qualsiasi cosa di simile ad una impronta digitale o un qualche genere di sporcizia che potesse identificarli. Aveva finito in un minuto, o forse meno, e lei immersa fino al gomito in una borsa a chiusura zip piena di polvere. “Aspirata dai mari del treno Hong Kong-Shenzhen”, disse. “Cellule della pelle di un buon milione di persone. Spargila uniformemente, per favore. Veloce ora”.
La polvere gli arrivò al naso e lo fece starnutire, gli riempì le rughe dei palmi delle mani, e faceva un po’ schifo, ma la sua mente era chiara e piena del tuono delle sirene e dell’elicottero. Mentre spargeva il materiale genetico con efficienza, vide Jie tirare fuori il disco fisso del suo computer e far scivolare la chiavetta USB nel senso, e fu quello che finalmente si fece strada nella sua calma. Di colpo, realizzò di aver dormito accanto a questa bellissima ragazza e di non averla nemmeno baciata, tanto meno toccato quel seno misterioso e intrigante che ora abbracciava uno strumento per memorizzare dati estremamente compromettente, un hard disk argentato che avrebbe potuto mandarli entrambi in galera per sempre.
Lei si guardò intorno, spuntando punto dopo punto di una lista mentale con le dita. Quindi annuì di scatto in maniera decisa e disse, “Ok, andiamo”. Lo guidò fuori nel corridoio, che era ben illuminato e vuoto, facendolo sentire esposto. Tirò fuori un piccolo piede di porco dalla borsa ed aprì con fare esperto uno sportello di acciaio di un quadro elettrico vicino agli ascensori, rivelando delle linee ordinate di interruttori di plastica nera. Pescò nuovamente nella borsetta e tirò fuori un accendino al butano usa-e-getta, che accese, facendo passare la fiamma su un piccolo pezzo di vinile bianco, o forse di carta lucida, che sporgeva come una linguetta da un lato del pannello. Fischiò, bruciò in un lampo, una spirale di fumo nero si alzò e poi la carta bruciò, le scintille scomparvero dietro al pannello.
Un secondo più tardi, l’intero pannello eruppe in una pioggia di scintille, fumo e fiamme. Jie guardò con soddisfazione mentre il fumo nero si riversava fuori dal pannello. Poi tutte le luci si spensero e gli allarmi antifumo iniziarono a suonare, un dee-dah dee-dah che ti prendeva alle ossa e che affogava il rumore l’elicottero e delle sirene.
Lei cliccò portando alla vita la piccola luce rossa di un led, che avvolse la sua faccia con una luce demoniaca. Sembrava molto soddisfatta di se stessa. Ciò fece sentire Lu calmo.
“E ora?”, disse lui.
“Ora usciamo con tutti quelli che stanno fuggendo per gli allarmi anti-incendio”.
In tutto l’edificio, porte si stavano aprendo, da cui emergevano famiglie confuse, ed il fumo si stava addensando, nero e acre. Si diressero verso la scala, proprio dietro la Nonna dai Piedi Fasciati che avevano incontrato il giorno primo. Sulla tromba delle scale, incontrarono centinaia, poi migliaia di altri che fuggivano dall’edificio, tutti trasportando bracciate di oggetti personali, bambini, membri anziani della famiglia.
Al pian terreno, la polizia cercò di dirigerli in un gruppo ordinato davanti all’edificio, ma c’era troppa gente, troppa confusione. Alla fine, fu semplice superare le linee della polizia e mischiarsi alla folla di curiosi degli edifici vicini che erano venuti a guardare.

 

[1] “Vecchio dai Cento Nomi” Nao Bai Xing, è un’espressione idiomatica che indica la gente ordinaria, comune. La frase prende il suo significato dal fatto che ci sono solo pochi cognomi molto comuni in cina, e una larga percentuale della popolazione ha uno di questi cognomi.

La scena successiva è già stata tradotta:
leggi For the Win: Parte 2, scena 5

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  • Gioacchino

    Attendo davvero con ansia la prossima parte, ma attendo senza problemi il prossimo anno!

    PS:
    [CERCARE ALTRA TRADUZIONE DI ADDICTIVE] Jie si dissolse il risolini

    • http://www.newfractals.net Elena Itzcovich

      Che vergogna, era rimasta una delle note di traduzione!

      Grazie per la segnalazione 🙂