For the Win, di Cory Doctorow – Parte 2, Scena 3 (3 di 3)

Continua da For the Win, parte 2, scena 3 (1 di 3)

Ashok marciò verso la porta, che era fatta di un metallo pesante e di vetro, la aprì, poi fece gesto di entrare con un ampio movimento del braccio. Cercando di sembrare il più dignitosa possibile, Yasmin entrò nell’oscurità della roulotte, che era fresca e odorava di betel, di chai e di candeggina, dove un pigro ventilatore smuoveva l’aria, alzando tracce di polvere.

Questa fu la cosa che notò per prima, non le persone sedute nella stanza sui sofà e le poltrone. Queste persone erano ben sprofondate nei loro posti e sedevano in silenzio, gli occhi persi nelle ombre. Ma dopo un momento iniziarono a spostarsi leggermente, fissandola. Ashok entrò dopo di lei e disse: “Salve! Salve! Sono felice che siate potuti venire tutti!”.

E loro stavano lì, tutti molto più vecchi di lei, molto più vecchi di Ashok. Il più giovane aveva l’età di sua madre, era grasso ed elegante, con grosse mascelle e capelli corti che formavano una frangia intorno alle sue orecchie. C’erano altre tre persone, un altro uomo in un kurta con una papalina da mussulmano e due signore molto anziane nei loro sari, dai quali si poteva vedere la pelle rugosa delle loro pance.

Ashok li presentò uno dopo l’altro, il signor Phadkar del Sindacato dei lavoratori delle acciaierie, il signor Honnenahalli del sindacato dei Lavoratori dei transporti e portuali e le signore Rukmini e Muthappa, entrambe dal Sindacato dei lavoratori tessili. “Queste brave persone sono interessate nel lavoro di Sorellona Nor e così lei mi ha chiesto di portarti a parlare con loro. Signori e signore, questa è Yasmin, una fidata attivista dell’organizzazione IWWWW. E’ qui per rispondere alle vostre domande”.

Tutti la salutarono educatamente, ma sorridevano solo con le labbra, non con gli occhi. Ashok si mise in un angolo dove c’era una teiera di chai e delle tazze, mettendosi a versare masala chai per tutti e portandolo su un vassoio. “Sarò il tuo chaiwallah”, disse. “Tu limitati a parlare”.

La gola di Yasmin era terribilmente secca, ma era velata, così non prese il chai, cosa che rimpianse appena iniziò a parlare.

“Mi pare di capire che il tuo ‘lavoro’ è solo giocare a dei giochi online, giusto?”, disse il signor Honnenahalli, l’uomo grasso che lavorava con il sindacato dei Lavoratori dei Transporti e Portuali.

“Lavoriamo nei giochi, esatto”, disse Yasmin.

“E quindi organizzate della gente che gioca a questi giochi. Perché sarebbero dei lavoratori? A me sembra siano giocatori. Nei trasporti, noi lavoriamo”.

Yasmin scosse la testa da lato a lato e fu felice di essere velata. Si ricordò del suo discorso con Sushant. “Lavoriamo nello stesso senso in cui chiunque altro lavora, suppongo. Abbiamo un capo che ci chiede di lavorare, e questo diventa ricco grazie al nostro lavoro”.

Questo fece sorridere le due vecchie ziette e, anche se la stanza era buia, Yasmin pensò che dovesse trattarsi di un sorriso sincero.

“Sorella”, disse il signor Phadkar, quello con la papalina, “parlaci di questi giochi. Come si giocano?”

Così lei glielo spiegò, partendo da Zombie Mecha, aiutata dal fatto che il signo Phadkar aveva effettivamente visto uno dei molti film basati sul gioco. Ma quando iniziò a parlare delle classi dei personaggi, il livellaggio degli stessi, lo sbloccare gli achievement e così via, vide che gli altri non la seguivano più.

“Suona tutto molto complicato”, disse il signor Honnenahalli dopo che lei aveva parlato per una buona mezz’ora. La sua gola era così secca che le sembrava di aver mangiato una manciata di sabbia e sale. “Chi gioca a questi giochi? Chi ne ha il tempo?”

Questo era qualcosa che lei aveva spesso sentito dire da suo padre, così rispose al signor Honnenahalli ciò che aveva sempre risposto. “Milioni di persone, ricche e povere, uomini e donne, ragazzi e ragazze, in tutto il mondo. Sprendono crore e crore di rupie, ci investono migliaia di ore. E’ un gioco, certo, ma in certe maniere è complicato come la vita reale”.

Il signor Honnenahalli contrasse la faccia con un’espressione acida quanto un limone. “La gente nella vita reale fa cose che contano. Non si limitano a…” gesticolò con la mano, come a mimare un qualche genere di lavoro senza scopo. “Non si limitano a premere pulsanti e a giocare d’immaginazione”.

Sentì che stava arrossendo e fu di nuovo felice di avere il velo. Ashok intervenne in suo aiuto. “Se un umile chaiwallah può intervenire”. Il signor Honnenahalli gli diede un’occhiata ostile, ma annuì. “‘Premere pulsanti e giocare d’immaginazione’ è una frase che descrive diversi importanti settori dell’economia, non ultima l’intera industria finanziaria. Cosa sono le attività bancarie, se non premere pulsanti e chiedere a tutti di lavorare di immaginazione e credere che i risultati avranno un certo valore?”

Le vecchie ziette sorrisero ed il signor Honnenahalli grugnì. “Sei un furbastro, Ashok. Sai sempre essere furbo, ma la furbizia non nutre le persone, né dà loro un miglior contratto di lavoro”.

Ashok annuì come se la cosa non gli fosse mai venuta in mente prima, anche Yasmin era abbastanza certa, dal suo sorriso, che Ashok si aspettava un commento del genere. “Signor Honnenahalli, ci sono più di nove milioni di persone che lavorano in questa industria, per un giro di affari di 500 crore di rupie l’anno. La sua crescita media è del 6% a quadrimestre. E otto delle venti più grandi economie del mondo non sono dei paesi, ma dei giochi, che emettono la propria valuta, che portano avanti le proprie politiche fiscali, che regolano il lavoro con le proprie leggi”.

Il signor Honnenahalli si accigliò, serrò la mascella e alzando le sopracciglia “Hanno delle politiche del lavoro?”.

“Oh, certo”, disse Ashok. “La loro politica in merito è che nessuno può lavorare nei loro mondi senza il loro permesso, che hanno potere assoluto nel decidere le paghe, assumere e licenziare, che possono esiliarti se non gli vai a genio senza bisogno di nessuna altra ragione e che chiunque persona trovata a violare le regole può essere privata di tutte le sue proprietà virtuali ed espulsa senza processo, senza un giudice né una giuria”.

Questo catturò la loro attenzione. Yasmin registrò mentalmente la descrizione. Aveva sentito Sorellona Nor dire cose simile, ma questa descrizione era la più efficace di ogni altra sentita in precedenza. E non si poteva negare l’effetto che aveva avuto nella stanza — tutti i presenti si dondolavano sconvolti e aprivano le bocche come per dire qualcosa, per poi richiuderle.

Alla fine, una delle zie disse “Dimmi, dite che nove milioni di persone lavorano in questi posti: dove? A Bangalore? Pune? Kolkata?”. Queste erano le vecchie città delle industrie informatiche, dove si trovavano le banche telematiche e le aziende tecnologiche.

Ashok annuì “Alcuni di loro lì. Alcuni proprio qui a Mumbai”. Guardò verso Yasmin, chiaramente aspettando che lei dicesse qualcosa.

“Lavoro a Dharavi”, disse. Se lo era immaginata, o i loro nasi si erano davvero tutti arricciati un poco, si erano tutti spostati un po’ all’indietro, lontano da lei, come a sfuggire dall’odore di merda di una ragazza di Dharavi?

“Lavora a Dharavi”, disse Ashok. “Ma solo un milione o due lavorano qui in India. La maggioranza è in Cina, in Indonesia o in Vietnam. Alcuni sono nel Sud america, altri negli Stati Uniti. Ovunque ci sia la tecnologia, ci sono le persone che lavorano nei giochi”.

Ora la zietta si riadagiò indietro sulla sedia. “Capisco”, disse. “Beh, è tutto molto interessante, Ashok, ma cosa abbiamo a che vedere con la Cina? Non siamo in Cina”.

Yasmin scosse la testa. “Il gioco non è in Cina,” disse, come si spiega qualcosa ad un bambino. “Il gioco è ovunque. I giocatori sono tutti nello stesso posto”.

Il signor Phadkar disse, “Non capisci, sorella. I lavoratori in questi posti competono con i nostri lavoratori. Le grosse compagnie vanno in qualsiasi posto la forza lavoro sia economica e poco organizzata. I membri dei nostri sindacati perdono il lavoro a causa di queste gente, perché questa gente non ha abbastanza rispetto di sé per combattere per un salario onesto. Non possiamo competere con i cinesi, gli indonesiani o i vietnamiti — persino i mendicanti qui si aspettano salari migliori di quelli che chiedono loro!”.

Il signor Honnenahalli si diede una pacca sulla pancia e annuì. “Noi siamo lavoratori indiani. Rappresentiamo lavoratori indiani. Questi altri lavoratori, quello che gli succede… non è affar nostro”.

Ashok annuì. “Beh, questo va bene per i vostri sindacati ed i loro membri. Ma il sindacato per cui lavora Yasmin…”

Il signor Honnenahalli grugnì, sbattendo le mascelle. “Non è un sindacato”, disse. “E’ una banda di ragazzini che giocano in rete!”.

“Si tratta di decine di migliaia di lavoratori organizzati, solidali l’uno con l’altro”, disse Ashok, quietamente, con il tono con cui un insegnante corregge uno studente. “In quattordici paesi. Guardate, questi giocatori sono già organizzati in gilde. Si tratta già praticamente di sindacati. Vi preoccupate che i lavori per i quali c’è un sindacato in India diventino lavori senza nessuna regolamentazione in Vietnam… beh, ecco come potete fare per organizzare anche i lavoratori in Vietnam! Le aziende sono multinazionali… perché i sindacati dovrebbero rimanere legati ai confini? Cosa vuol dire il confine di uno stato, dopo tutto?”.

“Vuol dire un sacco, se è il confine con il Pakistan. La gente muore per i confini, figliolo. Tu puoi sedertene lì, con la tua educazione universitaria e parlare del fatto che i confini non vogliono dire nulla, ma tutto questo vuole solo dire che non hai la minima idea di cosa vuole un lavoratore indiano. I lavoratori indiani vogliono lavori in India, non per i cinesi o qualsiasi cosa abbiate. Lasciate che siano i cinesi ad organizzare i cinesi”.

“Lo stanno facendo“, esplose Yasmin. “Stanno scioperando in Cina proprio ora. Un’intera fabbrica si è ribellata e la polizia li ha picchiati. E li ho aiutati con la loro linea di picchetto!”

Il signor Honnenahalli stava preparando un’altra sfuriata, ma una delle vecchie ziette poggiò una fragile mano sul suo avambraccio. “Come hai fatto ad aiutare a reggere una linea di picchetto in Cina se sei a Dharavi, figlia?”

E fu così che Yasmin raccontò della storia della battaglia di Mushroom Kingdom, la storia della battaglia di Shenzhen e tutto quello che aveva visto e sentito.

“Scioperi a gatto selvaggio”, disse il signor Honnenahalli. Follia. Nessuna strategia, nessuna organizzazione. Destinati a fallire. Questi lavoratori potrebbero anche non rivedere mai più la luce del giorno”.

“A meno che i loro compagni agiscano in loro difesa”, disse Ashok. “Compagni come Yasmin e il suo gruppo. Volete vedere qualcosa per cui i lavoratori sono pronti a combattere? Basta che andiate ad un Internet Café e lo vedrete. Vedrete chi non è in contatto coi lavoratori. Potete parlare quanto volete dei vostri ‘lavoratori indiani’, ma finché non ci sarà solidarietà fra tutti i lavoratori non sarete in grado di proteggere i vostri preziosi lavoratori indiani“. Stava iniziando a perdere il suo sangue freddo ora, perdendo quei suoi modi da insegnante. “Questi lavoratori hanno subito un cattivo trattamento da parte dei loro datori di lavoro e hanno scioperato. I loro posti di lavoro possono venire spostati — in Vietnam, in Cambogia, a Dharavi — e il loro sciopero spezzato. Non capite? Abbiamo finalmente gli stessi mezzi dei capi! Per il proprietario di una fabbrica, tutti i posti sono la stessa cosa, non c’è differenza se una camicia viene cucita qui o lì, fin tanto che possa essere caricata in un container e spedita quando è finita. Ma ora anche per noi tutti i posti sono lo stesso! Possiamo andare ovunque semplicemente sedendoci ad un computer. Per quarant’anni, le cose sono peggiorate e peggiorate per i lavoratori… ora è il momento di cambiare”.

Yasmin si ritrovò a sorridere sotto il velo. Ecco, Ashok, cantagliele! Ma poi vide le facce della gente nella stanza: di pietra e senza cuore.

“Queste sono belle parole”, disse una delle ziette. “Onestamente. E’ una bella visione. Ma i miei lavoratori non hanno computer. Non vanno negli Internet Café. Tingono tessuti tutto il giorno. Quando i loro posti di lavoro vanno all’estero, non possono dar loro la caccia coi tuoi computer”.

“Possono anche loro entrare negli Webbly!”, disse Yasmin. “Questo è il bello. Quelli che lavorano nei giochi possono andare ovunque, organizzare ovunque. In qualsiasi posto siano i vostri lavoratori, ci siamo anche noi! Possiamo andare in qualsiasi posto, nessuno può chiuderci fuori. Possiamo organizzare i tintori ovunque, tramite i giochi”.

Il signor Honnenahalli. “lo immaginavo. E quando tutto è finito, e gli Webbly organizzeranno i lavoratori in tutto il mondo, cosa accadrà ai nostri sindacati? Si scioglieranno? O verremo assorbiti. Oh, sì, capisco molto bene. Un’ottimo affare da ogni punto di vista. Certamente a voi Webbly piace giocare”.

Ashok e Yasmin iniziarono a parlare contemporaneamente, poi si fermarono entrambi, guardandosi. “Non è così”, disse Yasmin. “Vogliamo aiutarvi. Non vogliamo prendere il potere”.

Il signor Honnenahalli disse “Forse non tu, ma forse qualcun altro sì. Puoi parlare per tutti? Dici che non hai nemmeno mai incontrato questa tua Sorellona Nor, né i suoi luogotenenti, il Possente Qualcosa e Justbob”.

“Li ho incontrati dozzine di volte”, disse Yasmin con calma.

“Oh, certo. Nel gioco. Qual’è quella vecchia battuta americana? Su internet, nessuno sa che sei un cane. Forse questi tuoi amici sono persone anziane, o bambini piccoli. Forse sono nell’Internet Café accanto al tuo a Dharavi. Internet è piena di bugie e trucchi e spazzatura, sorellina…” la schiena di lei si irrigidì. Una cosa era venire chiamata ‘sorella’, ma ‘sorellina’ non era molto amichevole. Mostrava disprezzo. “E chi può dire che tu non sia caduta in una di queste trappole?”

Ashok alzò una mano. “Forse è tutto un sogno, allora. Forse tutti voi siete invenzioni della mia immaginazione. Perché dovremmo credere a qualcosa, se questo è lo standard a cui dobbiamo adeguarci? Ho parlato con Sorellona Nor molte volte, e con molti altri membri dell’IWWWW in tutto il mondo. Tu rappresenti due milioni di lavoratori edili… Quanti di loro tu hai incontrato di persona? Come fai a sapere che loro sono reali?”

“Tutto questo non ci porterà da nessuna parte”, disse una delle ziette. “Sei stato davvero gentile a farci visita, Ashok, ad anche tu, Yasmin. E’ stato molto cortese da parte vostra dirci cosa stavate facendo. Grazie.”

“Aspettate”, disse Ashok. “Non può finire così! Siamo venuti a chiedere il vostro aiuto… la vostra solidarietà. C’è appena stato il nostro primo sciopero e il nostro comitato direttivo è offline e assente…” Yasmin girò la testa a sentire queste parole. Cosa voleva dire? “E abbiamo bisogno di aiuto: fondi per lo sciopero, supporto amministrativo, assistenza legale…”

“E’ fuori questione”, disse il signor Honnenahalli.

“Lo temo anch’io”, disse il signor Phadkar. “Scusa, fratello. Il nostro manifesto non ci permette di intervenire negli altri sindacati… e di sicuro non nel genere di organizzazioni che tu rappresenti”.

“E’ impossibile”, disse una delle ziette, la bocca serrata e triste. “Questo non è il genere di cosa che facciamo”.

Ashok andò dalla teiera e si mise a fare altro chai. “Beh, sono spiacente di avervi fatto sprecare tempo”, disse. “Sono certo che troveremo un modo di risolvere le cose”.

Tutti si fissarono, poi il signor Honnenahalli si alzò con un respiro affannoso, raccogliendo una ventiquattrore troppo piena che era ai suoi piedi e lasciando il piccolo edificio. Il signor Phadkar lo seguì, sorridendo dolcemente alle ziette e tentando un saluto in direzione di Yasmin. Lei non incrociò il suo sguardo. Una delle ziette si alzò e provò a dire qualcosa ad Ashok, ma lui la allontanò. Tornò indietro dalla sua compagna e la aiutò ad alzarsi sui suoi vecchi piedi incerti. La coppia strinse le spalle di Yasmin prima di andarsene.

Una volta che la porta si fu richiusa dietro di loro, Ashok si girò e sibilò con rabbia ‘bainchoad‘ alla stanza. Yasmin aveva sentito dire parole peggiori di questa ogni giorno, sia nelle strade di Dharavi che nella stanza dei computer mentre l’esercito stava combattendo, e sentirla da questo ragazzo delicato la fece quasi ridere. Ma aveva sentito un suono soffocato nella sua voce, come se lui si stesse sforzando di non piangere e questo le aveva tolto la voglia di sorridere. Si sciolse l’hijab, fissandolo nuovamente intorno al collo, permettendo al volto di rinfrescarsi nella corrente di aria afosa smossa dal ventilatore. Superò Ashok e prese una tazza di tè, bevendolo il più velocemente possibile, godendosi il calore bagnato contro la sua gola secca e dolorante. Ora che la sua faccia era libera dall’hijab poteva sentire il forte puzzo di vecchi sputi di betel e vide che la base delle mura scrostate aveva macchie rosa di vecchi sputi.

“Ashok”, disse, con la voce che usava per mantenere la disciplina nell’esercito. “Ashok, guardami. Cosa era questo… questo incontro? Perché ero qui?”

Lui si sedette nella poltrona che aveva occupato il signor Phadkar e sorseggiò il proprio chai.

“Oh, ho lasciato che ne venisse fuori un casino”, disse.

“Ashok”, disse lei, con una nota dura nella voce. “Lamentati dopo. Adesso parla. Per cosa mi hai trascinato attraverso mezza Mumbai?”

“Ho lavorato a questo incontro per mesi, sin da quando Sorellona Nor me lo ha chiesto. Le ho detto che pensavo che i sindacati qui avrebbero potuto appoggiare gli Webbly, che avrebbero visto la potenza di un movimento globale dei lavoratori che potesse organizzare ogni paese allo stesso tempo. A lei piacque l’idea e, a partire da quel momento, ho iniziato a parlare ai dirigenti dei sindacati di qui, cercando di portarli a vederne il potenziale. Con i membri dei loro sindacati ad aiutarci — e quelli del nostro ad aiutare loro — potremmo cambiare il mondo. Cambiarlo così”. Fece schioccare le dita. “Ma poi è scoppiato lo sciopero e Sorellona Nor mi ha detto che aveva bisogno di aiuto subito, altrimenti questi compagni sarebbero finiti in prigione per sempre, o peggio. Ha detto che pensava tu saresti stata in grado di aiutarmi e che dovevamo parlarne prima di venire qui, ma poi, quando stavo guidando per venire da te…” Si interruppe, bevve del chai, fisso attraverso le sporche finestre schermate i terreni curati degli studi cinematografici. “Mi ha chiamato Il Possente Krang. Sono stati picchiati. Malamente. Tutti e tre, anche se Krang è riuscito a fuggire. Sorellona Nor è in ospedale, priva di coscienza. Il Possente Krang ha detto di pensare che a farli attaccare sia stato il proprietario di una delle fabbriche cinesi… Stanno diventando più vili, minacciandoci sempre di più. E hanno un sacco di contatti a Singapore”.

Yasmin finì il suo chai. I capelli le prudevano per la polvere e il sudore e lei allungò un dito per grattarsi, dove un rivolo di sudore stava gocciolando giù dalla sua testa. “Ok”, disse. “E cosa speravi di ottenere da queste persone anziane?”.

“Denaro”, disse. “Supporto. I giornalisti danno loro ascolto. Se i membri dei loro sindacati chiedessero giustizia per i lavoratori a Shenzhen, si fossero radunati ai consolati cinesi in tutta l’India…” gesticolò con le mani. “Non ne sono sicuro, a dire il vero. Doveva succedere tutto fra settimane, avendo il tempo di parlargli personalmente molto di più, capendo cosa volevano, cosa potevamo dare loro. Non doveva succedere nel bel mezzo di uno sciopero”. Fisso tristemente il pavimento.

Yasmin pensò a Sushant, alle sue paure di abbandonare l’esercito di Mala. Fin tanto che c’erano dei soldati come lui dall’altra parte, gli Webbly non sarebbero stati in grado di bloccare gli scioperi in gioco. Quindi. Quindi doveva fermare l’esercito di Mala. Fermare tutti gli eserciti. I soldati che combattevano per i capi erano dalla parte sbagliata. Lo avrebbero dovuto capire.

“E se noi aiutassimo noi stessi?”, disse.. “Che succederebbe se diventassimo così forti da costringere gli altri sindacati ad unirsi a noi?”

“Sì, ‘e se’, ‘e se’. E’ così facile giocare a ‘e se’. Ma non mi immagino come questo possa succedere”.

“Penso che possiamo trovare altri combattenti nei giochi. Possiamo proteggere ogni sciopero”.

“Beh, quello va bene per i giochi, ma non aiuta i giocatori. Sorellona Nor è ancora in ospedale. Gli Webbly a Shenzhen sono ancora in carcere”.

“Tutto ciò che posso fare è quello che posso fare”, disse Yasmin. “Cosa puoi fare tu? Cosa fanno gli economisti?”

Lui sembrava triste. “Andiamo all’università e impariamo un sacco di matematica. Usiamo la matematica per cercare di predire cosa faranno grossi numeri di persone con il loro denaro e la loro manodopera. Poi proviamo a trovare dei consigli su come influenzare il tutto”.

“E questo è quello che fai della tua vita?”.

“Sì, suppongo suoni dannatamente inutile, vero? Forse questo è il motivo per cui voglio prendere i giochi così seriamente… non sono meno immaginari di qualsiasi altra cosa io faccia. Ma sono diventato un economista perché niente ha senso senza l’economia. Perché i miei genitori sono poveri? Perché i nostri cugini in America così ricchi? Perché l’America dovrebbe mandare la sua spazzatura in India? Perché l’India dovrebbe mandare il suo legname in America? Perché alla gente importa qualcosa dell’oro?

“Questa domanda è quella più strana. L’oro è una cosa così inutile, sai? E’ pesante, non è buono per farci niente… E’ troppo malleabile per dei gioielli che durino a lungo. Per fare degli anelli andrebbe meglio l’acciaio inossidabile”. Diede un colpetto con un intricato anello, che portava sulla mano sinistra, al bracciolo di legno bella poltrona. “Non ce n’è molto, è ovvio. Tutto l’oro che sia mai stato tirato fuori dal terreno formerebbe un cubo con lati più corti di un campo da tennis”. Yasmin aveva visto delle immagini di campi da tennis, ma non era del tutto certa di quanto fossero grandi. Non molto, suppose. “Lo tiriamo fuori da un buco nel terreno e poi lo rimettiamo in un altro buco nel terreno, una cassaforte da qualche parte, e lo chiamiamo denaro. Sembrava una cosa ridicola.

“Ma tutti sanno che l’oro ha valore. Come hanno fatto a trovarsi tutti d’accordo su questa cosa? E’ qui che ho iniziato ad essere affascinato dalla questione. Perché l’oro e il denaro hanno un rapporto molto stretto. Un tempo il denaro era solo un modo comodo per portare in giro l’oro. Il governo riempiva un buco nel terreno d’oro e stampava dei pezzi di carta che dicevano ‘questo foglio vale questo numero di grammi d’oro’. Così invece di dover portare con noi del pesante oro per fare la spesa, possiamo portare semplice carta moneta.

“E’ divertente, vero? Tiriamo via l’oro da dei buchi nel terreno, lo pesiamo, e lo rimettiamo in un altro buco nel terreno! A cosa serve l’oro? Beh, mette un limite a quanto denaro un governo può emettere. Se devono stampare altro denaro, devono prima trovare un modo per ottenere altro oro”.

“Perché è importante quanto denaro stampa una nazione?”, chiese Yasmin.

“Beh, immagina che il governo decida di stampare una crora di rupie per ogni persona in India. Saremmo ricchi, giusto?”.

Yasmin ci pensò per un momento. “No, ovviamente no. Tutto diventerebbe più caro, giusto?”.

Lui annuì con vigore. Stava di nuovo parlando come un insegnante. “Molto bene”, disse. “Questa è l’inflazione: più denaro rende tutto più caro. Se l’inflazione accadesse in maniera equa, non sarebbe così male. Pensa a se la tua paga venisse raddoppiata da un giorno all’altro, e così tutti i prezzi… Ti andrebbe tutto bene, perché potresti comprare tutto quello che compravi il giorno prima, anche se ‘costa’ il doppio. Ma c’è un problema con tutto questo. Sai quale è?”.

Yasmin ci pensò. “Non lo so”. Ci pensò ancora. Ashok la guardava annuendo e lei si sentì come se si trattasse di qualcosa di ovvio. “Non lo so e basta”.

“Un suggerimento”, disse lui. “I risparmi”.

Lei ci pensò un altro po’. “I risparmi. Se tu hai del denaro da parte, non raddoppierebbe insieme agli stipendi, giusto?”. Scosse la testa. “Però non vedo perché dovrebbe essere un problema. Abbiamo un po’ di denaro da parte, ma si tratta di poche migliaia di rupie. Se gli stipendi aumentassero, le riavremmo presto dai nuovi guadagni”.

Lui sembrò sorpreso, poi rise. “Scusami”, disse. “Hai ragione. Ma ci sono delle persone e delle aziende nel mondo che hanno un sacco di risparmi. La gente ricca deve avere crore di rupie… Questi risparmi dimezzerebbero dal giorno alla notte. O un ospedale può aver messo da parte molte crore per costruire una nuova ala. O un governo o un sindacato potrebbero avere crore di rupie messe da parte per le pensioni. Cosa succederebbe se lavorassi un intera vita per una pensione di duemila rupie al mese e poi, un anno prima di poter iniziare a riceverla, venisse ridotta a metà?”-

Yasmin non conosceva nessuno che avesse una pensione, ma ne aveva sentito parlare. “Non lo so”, disse. “Continueresti a lavorare, suppongo”.

“Non stai rendendomi le cose facili”, disse Ashok. “Lasciamela mettere in questa maniera: ci sono un sacco di persone potenti e ricche che sarebbero molto arrabbiate se l’inflazione spazzasse via i loro risparmi. Ma i governi sono molto tentati dall’inflazione. Immagina di stare combattendo una guerra molto costosa, di avere bisogno di comprare i carri armati e pagare i soldati, lanciare aeroplani nel cielo e fare in modo che i missili continuino ad essere sfornati dalle fabbriche. E’ tutta roba costosa. Devi pagare per tutto questo, in qualche modo. Potresti prendere in prestito il denaro…”

“I governi prendono denaro in prestito?”

“Oh sì, sono degli incredibili mendicanti! Lo prendono in prestito da altri governi, da aziende… Persino dalla gente che governano. Ma se non è probabile che tu vinca la guerra… o se la vittoria ti lascerebbe senza un quattrino… è improbabile che qualcuno ti presterà volontariamente del denaro per combatterla. Ma i governi non hanno bisogno di basarsi su pagamenti volontari, giusto?”.

Yasmin poteva capire dove si stava arrivando. “Possono semplicemente tassare le persone”.

“Corretto”, disse lui. “Se tu non fossi così chiaramente una ragazza assennata, ti suggerirei una carriera come economista, Yasmin! Ok, quindi i governi possono semplicemente alzare le tasse. Ma la gente che deve pagare troppe tasse difficilmente voterà di nuovo per te alle prossime elezioni. E se sei un dittatore, niente fa spuntare rivoluzionari così in fretta quanto tasse sfrenate. Così le tasse hanno un uso limitato per pagare una guerra”.

“Che è il motivo per cui ai governi piace l’inflazione, giusto?”

“Corretto di nuovo! Per prima cosa, i governi possono stampare un sacco di denaro che possono usare per comprare missili, carri armati e così via, nel frattempo prendendo in prestito tutto il denaro che possono, il più velocemente possibile. Poi, quando i prezzi e le paghe salgono e salgono — diciamo, di cento volte — di colpo è veramente facile ripagare tutto quel denaro che si è preso in prestito. Magari ci volevano le tasse pagate da un migliaio di lavoratori per ottenere una crore di rupie prima dell’inflazione, e ora bastano quelle di uno. Ovviamente, la persona che ti ha prestato il denaro è nei guai, ma per allora hai vinto la guerra, hai vinto le elezioni e tutto questo senza azzoppare il tuo paese coi debiti. Bravo”.

Yasmin meditò sulla questione. Trovò che era incredibilmente facile seguire il discorso di Ashok… Tutto ciò che doveva fare era pensare a cosa era accaduto ai prezzi dei beni di gioco nei diversi giochi in cui aveva giocato, che salivano e scendevano, e poteva vedere facilmente come l’inflazione avrebbe lavorato a beneficio di alcuni giocatori e non di altri. “Ma i governi non devono usare per forza l’inflazione per vincere guerre, giusto?” Pensò ai politici che erano venuti a Dharavi, rovistando per trovare voti fra la gente che viveva lì. Pensò alle loro promesse. “Puoi usare l’inflazione anche per costruire scuole, ospedali, quel genere di cose. Poi, quando il debito dovesse raggiungerti, potresti semplicemente usare l’inflazione per spazzarlo via. Otterresti un sacco di voti in quella maniera, ne sono certa”.

“Oh sì, questo è l’altro lato della questione. I governi cercano sempre di venire rieletti con le pistole o con il burro… o entrambe le cose. Puoi certamente ottenere un sacco di voti comprando un sacco di ospedali e scuole con l’inflazione, ma l’inflazione è come i cibi pieni di grassi… In un modo o nell’altro, finisci per pagarne il prezzo. Una volta che arriva l’iperinflazione , nessuno può pagare gli insegnanti, le infermiere o i dottori, così le elezioni successive probabilmente saranno quelle che concluderanno la tua carriera.

“Ma la tentazione è forte, molto forte. Ed è qui che arriva l’oro. Puoi immaginare come?”.

Yasmin ci pensò un altro po’. Oro, inflazione; inflazione, oro. Le Rimbalzavano in testa. Poi lo capì. “Non puoi fare altro denaro, a meno che tu non abbia più oro, giusto?”.

Lui era raggiante. “Fantastica!”, disse. “E’ esatto. Questo è ciò che alla gente ricca piace dell’oro. Impone una disciplina, è un poliziotto nella tesoreria, e ferma il governo dalla tentazione di finanziare le sue follie con del denaro falso. Se hai un sacco di risparmi, vuoi disciplinare le abitudini di un governo di stampare denaro, perché ogni rupia che stampano svaluta la tua ricchezza. Ma nessun governo ha abbastanza oro da coprire il denaro che hanno stampato. Alcuni governi riempiono le proprie casseforti con altre cose di valore, come i dollari o gli euro”.

“Quindi i dollari e gli euro sono basati sull’oro, giusto?”

“Per niente! No, sono garantiti dalle altre valute, da piccoli pezzi di metallo, da sogni e vanterie. Così alla fine, non si basano su nulla!”.

“E’ come il denaro di gioco!”, disse lei.

“Di nuovo bravissima! Persino l’oro non si basa più sull’oro! La maggior parte delle volte, quando compri dell’oro nel mondo reale, compri solo un certificato che dice che possiedi una qualche barra d’oro in una qualche cassaforte in una qualche parte del mondo. Il postino non ti porta un mattoncino d’oro nella cassetta della posta. Ed ecco lo sporco segreto dell’oro: c’è più oro disponibile tramite certificati di deposito di quanto ne sia mai stato estratto”.

“Come è possibile?”.

“Come pensi sia possibile?”.

“Qualcuno stampa dei certificati che non corrispondono veramente a dell’oro?”

“Questa è una buona teoria. Questo è quello che penso accada. Pensa di avere una cassaforte piena d’oro a Hong Kong. Diciamo mille barre. Vendi le mille barre d’oro tramite il mercato dei certificati e chiudi la porta. Ora, un po’ di tempo dopo, qualcuno — una guardia, uno degli amministratori della banca — entra nella cassaforte e ne esce con dieci barre d’oro prese da metà di una pila. Vende queste dieci barre nel mercato dei metalli, e queste finiscono in una banca in Svizzera, che stampa dei certificati per questo oro e li rivende. Poi, un giorno, un amministratore della banca Svizzera si serve con dieci barre di quella banca, e le vende a sua volta. Prima che tu lo sappia, le tue dieci barre d’oro sono state vendute a cento persone differenti”.

“E’ l’inflazione!”.

Lui applaudì. “La migliore delle allieve! Esatto. C’è un detto, in fisica, ‘Ci sono tartarughe fino in fondo’. Lo conosci? Viene dalla storia di un fisico inglese, Bertrand Russell, che tenne una conferenza sull’universo, su come la Terra ruoti intorno al sole e così via. E una piccola vecchia signora del pubblico disse ‘Sono tutte stupidaggini! Il mondo è piatto e si trova sopra la schiena di una tartaruga!’ E Russell disse, ‘Se è così, su cosa si poggia la tartaruga?’ e la nonnina rispose, ‘Non puoi fregarmi, figliolo, ci sono tartarughe fino in fondo!’. In altre parole, ciò su cui si basa l’illusione si basa a sua volta su un’illusione, che a sua volta si basa su un’illusione. Si suppone che una buona valuta sia garantita dall’oro, ma l’oro stesso non esiste. La cattiva valuta non è garantita dall’oro, è garantita da altre valute, e queste non esistono. Alla fine della storia, su cosa si basano tutte queste cose, sai dirmelo?”

“Sulla credulità”, disse Yasmin. “O paura, giusto? Paura che se smetti di credere nel denaro, non sarai più in grado di comprare niente. Questo è identico al denaro di gioco! Ricordo quella volta in cui su Zombie Mecha iniziarono a fare pagare dei buff che un tempo erano gratuiti, da un giorno all’altro, e tutti i giocatori se ne andarono. La gente che era rimasta era così disperata, vagava in giro cercando di vendere il loro gold e le loro armi, offrendole a prezzi che erano bassi comparati a quelli di pochi giorni prima. E’ stato come se tutti avessero smesso di credere in Zombie Mecha e quindi avesse smesso di esistere! E poi il gioco smise di fare pagare quei buff,la gente tornò a giocare e i prezzi tornarono ad alzarsi”.

“La chiamiamo ‘fiducia'”, disse Ashok. “Se hai ‘fiducia’ nell’economia, puoi usare il suo denaro. Se non hai fiducia nell’economia, vuoi allontanartene e liberartene. E ci sono tartarughe fino in fondo. Non c’è quasi niente che valga qualcosa, a parte la fiducia. Vai ad una acciaieria qui a Mumbai e troverai uomini che rischiano la propria vita, lavorando fra i fuochi dell’inferno a piedi nudi, senza elmetti né guanti, fondendo l’acciaio per fare grossi dischi metallici per coprire gli accessi alle fogne in America. Perché lo fanno? Perché gli vengono date delle rupie… che non valgono nulla se non hai fiducianel loro valore. E perché gli vengono date delle rupie? Perché qualcuno — il capo — pensa che otterrà dei dollari per i suoi dischi di acciaio. Quanto valgono i dollari?”

“Nulla?”

Nulla! A meno che tu non creda in essi. E che mi dici dei dischi… che hanno di buono? Sono della dimensione sbagliata per gli accessi alle fogne di Mumbai. Potresti fonderli di nuovo e farne qualcos’altro, ma, a parte questo, sono solo dei biscotti dannatamente grossi che non hanno nessuna utilità. Quindi perché succede tutto questo?”

Yasmin disse, “Oh, questo è semplice. Davvero non lo sai?”

“E’ semplice? Per favore, dimmelo. Non è semplice per me, e ho studiato queste cose per tutta la mia vita”.

“Succede tutto perché è un gioco!”

Lui apparve offeso. “Forse è un gioco per i ricchi e i potenti… ma non è divertente per nessuno dei poveri, dei lavoratori e dei risparmiatori che si trovano dalla parte sbagliata”.

“I giochi non devono essere divertenti, devono solo essere, non so, interessanti? No, essere in grado di catturarti! Ci sono così tante volte che mi trovo a giocare e giocare e non posso smettere neanche se è diventato veramente noioso e ripetitivo. ‘Solo un’altra quest’, mi dico ‘Uccido solo un altro mob’. E poi ancora, ‘Solo un altro, solo un altro, solo un altro’. La cosa importante di un gioco non è quanto è divertente, ma quanto è facile iniziare a giocare e quanto è difficile smettere”.

“Aha. Ok, questo ha senso. Cosa, in particolare, rende difficile fermarsi?”.

“Oh, un sacco di piccole cose. Per esempio, in Zombie Mecha, se smetti di giocare senza andare ad una base Mecha, diventi ‘affaticato’. Se sei affaticato, quando torni in gioco sei meno efficiente e guadagni meno punti per le stesse uccisioni e per andare negli stessi dungeon. Così ti dici, ‘Ok, per oggi ne ho abbastanza, è il momento di tornare ad una base’. E ti metti a correre verso una base, che non è mai troppo vicina alla zona in cui fai le quest, ma, sulla strada, trovi una nuova quest, una quest veloce che dà degli ottimi premi. Fai la quest. Ora vai di nuovo verso la base, ma, di nuovo, ti ritrovi in una quest. La nuova quest è un po’ più lunga di quello che sembrava, ed ora è passato ancora più tempo. Alla fine raggiungi la base, ma hai giocato così tanto che sei quasi passato di livello… Quindi sarebbe un peccato smettere ora, quando uccidere pochi mostri a caso ti porterebbe al livello successivo, permettendoti di comprare dell’equipaggiamento migliore e addestrare certe abilità alla base. Per cui ti metti a dare la caccia ad un po’ di mostri intorno all’entrata della base. Finalmente passi di livello, compri un po’ di nuove armi, e hai anche sbloccato molte nuove quest. Queste quest ti vengono date quando arrivi nella base, ed alcune sembrano davvero interessanti. E a questo punto alcuni dei tuoi amici ti hanno raggiunto, così potete formare un gruppo tutti insieme e fare le quest, cosa più veloce e più divertente che farle da soli. Per quando finalmente riesci a fermarti sono passate tre, a volte quattro, ore da quando avevi deciso di smettere”.

“Questo succede spesso?”

“Oh, sì. A me succede molte volte ogni settimana. Ed io non gioco nemmeno per i punti… gioco per aiutare il sindacato! Più giochi, più sembra sensato continuare a giocare. Tutta questa questione di dollari, rupie e dischi di acciaio… giochiamo a questo gioco tutto il tempo, vero? Quindi è ovvio che funzioni. Tutti ci giocano perché tutti ci hanno giocato per tutta la loro vita”.

“Capisco perché Sorellona Nor mi ha detto di parlare con te”, disse lui. “Sei davvero una ragazza intelligente”.

Lei guardò verso il basso.

“Cosa facciamo riguardo Sorellona Nor?”.

“Lei pensa che dobbiamo trovare il denaro e il supporto per gli scioperanti. Io penso che lei abbia bisogno di denaro e supporto. Dice di stare bene, ma è in ospedale e sembra che sia stata picchiata duramente”.

“Come facciamo ad aiutarla da qui? Sono così lontani”. Yasmin nel frattempo pensava: Il lato opposto di Mumbai rispetto a dove vivo per me è lontanissimo… La Cina potrebbe anche essere sulla Luna o in Mushroom Kingdom. “E come facciamo a sapere che Sorellona Nor è al sicuro dove si trova adesso?”.

“Entrambe sono delle buone domande”, disse. “E’ frustrante. Sono così vicini quando siamo tutti online, ma così lontani quando dobbiamo fare qualcosa che coinvolga il mondo fisico”. Iniziò a camminare. “Queste sono le cose che sa fare bene Sorellona Nor. Lei vede un modo per collegare il mondo virtuale e quello reale, per spostare idee e denaro dall’uno all’altro”.

“Forse allora dovremmo solo concentrarci sui giochi? Sono la parte che sappiamo come usare”.

“Ma queste persone sono nei guai nel mondo reale”, disse Ashok, stringendo le mani a pugno.

Yasmin si ritrovò a ridacchiare, poi a ridere, ridere sul serio. Era così ovvio!

“Oh, Ashok”, disse lei, “Oh sì, lo sono di sicuro”.

E lei sapeva esattamente cosa fare in merito.

La scena successiva è già stata tradotta:
leggi For the Win: Parte 2, scena 4 (1 di 2)

Se vi stupisce la suddivisione in tre parti di queste scene, leggete il post in cui viene spiegata questa scelta.

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  • Gioacchino

    mi spiace per l’estremo ritardo nella lettura, cmq non vedo l’ora del prossimo appuntamento!

    PS.
    assorbiti=non nel il genere

    • http://www.newfractals.net Elena Itzcovich

      Grazie per le segnalazioni!La prossima traduzione dovrebbe arrivare a giorni, purtroppo in questo periodo sono molto impegnata e sto riducendo un po’ il ritmo… Presto mi laureo!

      • Gioacchino

        allora attendo senza problemi!!! … buona stesura della tesi! ^^

  • http://www.newfractals.net Elena Itzcovich

    Grazie per le segnalazioni!

    La prossima traduzione dovrebbe arrivare a giorni, purtroppo in questo periodo sono molto impegnata e sto riducendo un po’ il ritmo… Presto mi laureo!