For the Win, di Cory Doctorow – Parte 1, Scena 9

Continua da For the Win, scena 8

Questa scena è dedicata alla Compass Books/Books Inc, la più antica libreria indipendente negli Stati Uniti occidentali, hanno negozi in tutta la California, a San Francisco, Burlingame, Mountain View e Palo Alto. ma la cosa più figa è che hanno una libreria fantastica nel bel mezzo della Downtown Disney della Disneyland di Anaheim. Vado veramente pazzo per i parchi Disney (leggi il mio primo romanzo, Down and Out of the Magic Kingdom se non ci credi [non ancora tradotto in Italiano, NdT]) e ogni periodo in cui io ho vissuto in California, mi sono comprato un pass annuale per Disneyland e, praticamente ad ogni visita, passo dal Compass Books in Downtown Disney. Hanno una splendida selezione di libri non autorizzati (e a volte anche critici) sulla Disney, come anche una grande varietà di libri per bambini e di fantascienza. Inoltre il caffè a fianco fa un discreto cappuccino.

Compass Books/Books Inc

Matthew Fong ed i suoi impiegati raidarono tutta la notte e il giorno seguente, farmando[1] tutti i gold che potevano tirare fuori dal loro livello fin tanto che la rendita era buona. Dormivano a turno e cooptavano chiunque commettesse l’errore di chiedergli cosa stessero facendo, costringendoli ad andare nel dungeon con loro.

Nel frattempo, Mastro Fong stava tirando i gold fuori dai loro account, veloce quanto loro erano a guadagnarli. Sapeva che una volta che gli Dei del gioco si fossero accorti di questa operazione, sarebbero scesi in picchiata su di loro, sospeso gli account di tutti e preso tutti i gold che avevano nell’inventario. Il trucco era fare in modo che non ne fossero rimasti molti.

Così andò online e si collegò alle grosse message-boards degli agenti di cambio. Questo non era semplicemente un “mercato grigio”, questo era mercato nero, nerissimo, e dovevi avere dei buoni agganci per poterci entrare. L’aggancio di Matthew era un ragazzo del Sichuan, magro e malfermo, con diversi denti mancanti. Si faceva chiamare “Cobra” ed era quello che aveva presentato Matthew al Boss Wing mesi addietro. Cobra lavorava per qualcuno che lavorava per qualcuno che lavorava per uno dei grossi cartelli, dure organizzazioni criminali che controllavano tutti i mercati per trasformare denaro di gioco in denaro vero e proprio.

Cobra gli aveva dato un login e gli aveva spiegato come fare affari sulla brokernet. Ora mentre la notte stava trascinandosi avanti, si fece strada attraverso l’interfaccia, mettendo a vendere i suoi gold a metà del prezzo degli altri venditori.

Aspettò, aspettò e aspettò, ma nessuno comprava i suoi gold. Ogni mondo di gioco era diviso in server locali e shard[1] e, quando ti iscrivevi, dovevi scegliere in quale server giocare. Una volta che avevi scelto un server, eri incastrato lì — il tuo personaggio non poteva semplicemente vagare fra questi universi paralleli. Questo rendeva l’acquisto e la vendita di gold più difficile: se un gweilo voleva comprare gold per un suo personaggio sul server A, aveva bisogno di trovare un farmer che a sua volta avesse minato[1] i suoi gold sul server A. Se avevi minato tutti i tuoi gold sul server B, peggio per te.

Questo è dove entravano in scena i brokers. Compravano gold da tutti e li trattenevano in una rete sempre cangiante di account, milioni di personaggi che vagavano sparsi in tutti i mondi e che si scambiavano piccole quantità di gold ad intervalli irregolari, per fregare i programmi spia contro il riciclaggio di gold, che davano la caccia senza tregua sia ai farmer che ai broker.

Evitare quei filtri era un scienza, una che si era creata per decadi nel mondo reale prima di migrare ai giochi. Se un grosso fondo pensionistico nel mondo reale voleva comprare mezzo miliardo di dollari di azioni della Google, l’ultima cosa che volevano era far sapere a tutti quanti che stavano per investire così tanto in Google. Se si fosse saputo, tutti avrebbero cercato di comprare azioni della Google prima di loro, alzandone il prezzo.

Quindi chiunque voglia comprare una grossa quantità di qualsiasi cosa — che voglia insomma muovere una grande quantità di denaro — deve sapere come farlo in una maniera che sia invisibile agli altri. Devono fare transazioni che siano statisticamente insignificanti, il che vuol dire che un’unica grossa transazione deve venire divisa in milioni di piccole transazioni che sembrino quelle degli ordinari babbei che comprano e vendono poche azioni per il gusto di farlo.

Non importa quali segreti stai cercando di mantenere, non importa da chi stai cercando di mantenerli, le tecniche sono le stesse. In ogni mondo di gioco ci sono migliaia di personaggi dall’aspetto del tutto normale, che sembrano fare cose normali, scambiandosi l’un con l’altro somme di denaro apparentemente normali, ma, alla fine della giornata, tutto si somma in milioni di gold che vengono scambiati, dritto sotto il naso degli Dei del gioco.

Metthew abbasso ancora il prezzo dei suoi gold, cercando il prezzo a cui un broker lo avrebbe degnato di attenzione e se lo sarebbe preso. Tutti gli scambi avevano luogo in uno slang cinese, rapido — questa era una delle maniere in cui i broker mantenevano il controllo del mercato, dato che non c’erano molti Russi, Indonesiani e Indiani che potessero seguire gli scambi abbastanza velocemente da difendere i propri interessi — pieno di insulti e lusinghe. Alla fine, Matthew trovò il prezzo magico. Era più basso di quanto avesse sperato, ma non di troppo, e ora che lo aveva trovato era in grado di muovere i gold del suo team alla stessa velocità con cui li accumulavano, trasportandoli avanti e indietro dal dungeon con dei personaggi provvisori mentre loro stavano lavorando per portarli ai bots gestiti dai brokers.

Infine, i profitti si assottigliarono e scomparvero. All’inizio la quantità di gold che si trovava nel dungeon diminuì drasticamente, passando da 12.000 gold l’ora a 8.000, poi 2.000, infine a un irrisorio 100 gold all’ora. Poi scomparve la mareridtbane, il che fu un peccato perché era in grado di venderla direttamente, vendendola nelle grandi città, copia-incollando e incollando e incollando la sua offerta nella chat dove i veri giocatori potevano vederla. E poi arrivarono gli sbirri, moderatori con delle auree speciali che circondavano i loro personaggi e che li riempirono di rimproveri prefabbricati sul canale di chat, e duri avvertimenti riguardo alla loro violazione dei termini di servizio.

Poi vennero sospesi gli account, i giochi scomparvero da uno schermo dopo l’altro, come bolle di sapone. Erano tutti stati ricacciati indietro alle loro pagine di login e si accasciarono, ghignando in maniera folle, esausti, sulle loro sedie, guardandosi l’un l’altro con sollievo. Era finita.

“Quanto” chiese Lu, accasciato all’indietro sulla sua sedia, senza aprire gli occhi o alzare la testa. “Quanto, Mastro Fong?”

Matthew non aveva più con se i suoi quaderni, così aveva dovuto prendere nota di tutto all’interno di diversi pacchetti di sigarette Double Happiness, lunghe file ordinate di numeri. La sua penna passò da un “foglio” all’altro, controllando i conti un’ultima volta, poi, con calma, rispose: “3.400 dollari”.

Ci fu un silenzio sbalordito. “Quanto?” Lu ora aveva gli occhi aperti.

Matthew ricontrollò ostentatamente i calcoli, ma era solo per fare spettacolo. Sapeva che i numeri erano giusti. ” Tremila, quattrocento, due dollari e quattordici centesimi”. Era il doppio del guadagno più alto che avessero mai ottenuto per Boss Wing. Era la quantità di denaro più alta che avessero mai fatto. La sua parte sarebbe stata più di quanto guadagnava in un mese. E l’avevano fatta in una sola notte.

“Scusa, quanto?”

“8.080 ciotole di involtini, Lu. Tanto così.”

Il silenzio fu ancora più profondo. Quella era una quantità incredibile di involtini. Era abbastanza per affittare un posto tutto per loro per farne una loro fabbrica di gold-farming, un posto con dei computer e una connessione ad internet veloce e stanze per dormire, un posto dove potessero guadagnare e guadagnare, dove avrebbero potuto diventare ricchi quanto qualsiasi Boss.

Lu saltò fuori dalla sua sedia e urlò, un suono così forte che l’intero Internet Café si girò a guardarli, ma a loro non importavano, si erano alzati tutti adesso, e urlavano, ballavano e si abbracciavano.

E ora era giorno, un nuovo giorno, il sole era sorto, calato e sorto di nuovo durante la loro lunga fatica al caffè, ed avevano vinto. Era una nuova giornata per loro, e per tutti intorno a loro.

Uscirono al sole e c’era gente per strada, masse che compravano e vendevano piazzisti che si davano da fare, belle ragazze nei vestiti buoni che camminavano a braccetto proteggendosi con un singolo parasole. Il calore del giorno era come quello di una fornace dopo la fredda aria condizionata del caffè, ma anche questo andava bene — portava via dalla bocca il puzzo di sigaretta, di caffè, di mancanza di cibo. Di colpo, nessuno di loro aveva più sonno. Tutti volevano mangiare.

Così Matthew li portò fuori a colazione. Erano il suo team, dopotutto. Presero il tavolo sul retro di un ristorante indiano vicino alla stazione, un posto di cui aveva sentito suo zio Yiu-Yu parlare ai suoi genitori, vantandosi di qualche socio di affari che lo aveva portato lì. Molto sofisticato. E Matthew aveva letto così tanto sul cibo indiano sui suoi fumetti che non vedeva l’ora di provarlo.

Tutti gli altri clienti erano stranieri o di Hong Kong, ma non se ne preoccuparono. I ragazzi si sedettero sul loro tavolo sul retro e lavorarono di forchetta mangiando piatto dopo piatto di curry, e di un pane piatto chiamato naan appena uscito dal forno, delizioso e strano, il finale perfetto di quella che si era rivelata la notte perfetta.

A metà del dessert — un delizioso gelato di mango — la sonnolenza finalmente li raggiunse tutti. Stavano seduti sulle loro sedie intorpiditi, mani sulla pancia, occhi mezzi aperti. Matthew chiese il conto.

Uscirono di nuovo alla luce del solo. Matthew aveva deciso di andare dai suoi genitori, di dormire sul sofà per un poco, prima di decidere cosa fare della sua stanza distrutta e della sua porta distrutta.

Mentre sbattevano le palpebre per la luce, una voce familiare, dall’accento di Wenjhou , disse “Non sei un ragazzo molto furbo, vero?”

Matthew si girò. Il tirapiedi di Boss Wing era lì, con tre dei suoi amici. Questi si affrettarono ad avanzare e bloccarono i ragazzi prima che potessero reagire; uno di loro era così grosso che prese un ragazzo in ciascuna mano e li alzò quasi da terra.

I suoi amici si dibatterono nel tentativo di liberarsi, ma gli uomini di Boss Wing li schiaffeggiarono finché non smisero.

Matthew non poteva credere che questo stesse accadendo sul serio — in piena luce del giorno, così vicino alla stazione! La gente attraversava la strada per evitarli. Matthew suppose che avrebbe fatto lo stesso.

L’uomo di Boss Wing si abbassò così tanto su di lui che Matthew poté sentire nel suo alito l’odore del pesce che doveva aver mangiato a pranzo. “Perché sei un ragazzo stupido, Matthew? Non sembravi stupido quando lavoravi per Boss Wing. Sembravi sempre più furbo di questi bambini.” Agitò la mano in modo dispregiativo verso i ragazzi. “Ma Boss Wing, lui ti ha addestrato, ti ha dato un tetto sulla testa, ti ha nutrito, ti ha pagato — pensi che sia onorevole o giusto prendere tutto quell’investimento che ha fatto su di te e fuggire?”

“Non dobbiamo nulla a Boss Wing”, urlò Lu. “Pensate di poterci far lavorare per lui?”

L’uomo di Boss Wing scosse la testa. “Che piccola testa calda. Nessuno vuole costringervi a fare nulla, bambino. Pensiamo solo che non sia giusto che voi prendiate tutte le cose che vi sono state insegnate e tutto l’investimento che è stato fatto in voi e fuggiate a farci concorrenza dall’altra parte della strada. Non è giusto, e a Boss Wing non andrebbe bene.”

Il curry si agitava nello stomaco di Matthew. “Abbiamo il diritto di aprire la nostra impresa”. Le parole erano più coraggiose di quanto si sentisse, ma questi erano i suoi ragazzi, e gli davano coraggio. “Se a Boss Wing non piace la concorrenza, che si trovi un altro lavoro”.

Il tirapiedi di Boss Wing non gli diede nessun preavviso prima di schiaffeggiarlo sulla testa così forte da fargli risuonare il cranio come fosse un gong. Barcollò indietro di due passi, poi inciampò e cadde di culo, atterrando sulla sporca strada laterale. Il tirapiedi di Boss Wing posò un piede sul suo petto e lo guardò dall’alto.

“Piccolo ragazzino, non funziona così. Ecco l’accordo — Boss Wing ti capisce se non vuoi lavorare alla sua fabbrica, questo va bene. E’ disposto a venderti la licenza per mettere su una tua filiale. Tutto ciò che dovrai fare è pagargli questa licenza con il 60% dei guadagni lordi. Abbiamo visto le tue vendite di gold su Svartalfaheim. Potete fare quel genere di lavoro quanto vi pare, e Boss Wing si prenderà persino cura della parte commerciale della faccenda per conto tuo, così potrete concentrarvi sul lavoro vero e proprio. E visto che è la tua filiale, decidi come dividere il denaro — scegli tu quale è la tua parte”.

Matthew bruciava di vergogna. I suoi amici lo stavano tutti guardando, a occhi spalancati, spaventati. Il peso del piede sul suo petto aumentò fino a che non fu più in grado di respirare.

Alla fine ansimò “D’accordo” e la pressione se ne andò. Il tirapiedi di Boss Wing gli tese la mano e lo aiutò ad alzarsi in piedi.

“Bravo,”, disse, “sapevo che eri un ragazzo Intelligente”. Si voltò verso gli amici di Matthew. “Il vostro piccolo capo è un uomo intelligente. Vi porterà in alto, fate come vi dice.”

Poi, senza un altra parola, si voltò e se ne andò via, seguito dai suoi uomini.

La scena successiva è già stata tradotta:
leggi la scena 10 di For the Win

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  • Gioacchino

    a quando la prossima traduzione^^

    segnalazioni:

    un nuoco giorno

    piane piatto (non so se è un piatto particolare che non conosco)

    • http://www.newfractals.net/ Elena

      Era "pane piatto", per assonanza mi ci si era ficcata una i nel mezzo :-/ Corretto!

      Per la prossima traduzione devi aspettare qualche giorno…

      Considerando che venerdì vado a Bologna (breve viaggio di piacere: <a href="http://www.tuttiinpiedi.it/)” target=”_blank”>www.tuttiinpiedi.it/) e torno sabato, molto dipende da se venerdì ho già finito. Comunque, se ti può tranquillizzare, ci sto già lavorando.

      Fino ad ora sono sempre riuscita a fare passare meno di una settimana fra una traduzione e l'altra.