For the Win, di Cory Doctorow – Parte 1, Scena 2

Continua da For the Win, scena 1

Questa scena è dedicata ad Amazon.com, la più grande libreria on-line del mondo. Amazon è fantastico — un “negozio” dove puoi trovare praticamente ogni libro che sia mai stato pubblicato (insieme a praticamente qualsiasi altra cosa, dai computer alle grattuge per formaggio), dove le raccomandazioni sono state elevate ad un’arte, dove i clienti possono comunicare direttamente gli uni con gli altri, dove vengono inventate costantemente nuovi e migliori metodi per connettere i libri con i lettori. Amazon mi ha sempre trattato come se fossi d’oro — il fondatore, Jeff Bezos, ha persino postato una reader-review per il mio primo libro! — e ci faccio una quantità di acquisti folle (guardando alla mia spreadsheet, sembra che io stia compri qualcosa da Amazon approssimativamente ogni sei giorni). Amazon sta reinventando quale sia il significato di essere una libreria nel ventunesimo secolo e non posso immaginare un miglior gruppo di persone per fare ciò.

Amazon

Wei-Dong Rosenberg si svegliò un minuto prima che la sua sveglia suonasse, con i numeri luminosi che segnavano le 12:59. L’una del mattino a Los Angeles, le sei del pomeriggio in Cina, ed era ora di andare a raidare.

Si sfregò gli occhi per svegliarsi e si arrampicò fuori dal suo stretto letto — sua madre ci continuava a mettere le dannate lenzuola di Spongebob, così ci aveva disegnato sopra barbe, corna e sigarette con un pennarello indelebile — e attraversò silenziosamente la stanza fino al suo zainetto scolastico per recuperare il suo portatile, poi tastò la scrivania per prendere la piccola cuffia Bluetooth, infilandosela nell’orecchio.

Fece una pila di cuscini contro la testiera del letto e si sedette a gambe incrociate contro di essi, aprendo il portatile e accendendo il suo gamespy, cercando i suoi amici a Shenzhen. Mentre lo schermo si riempiva con i nomi e i giochi in cui poteva trovarli sorrise a se stesso. Era il momento di giocare.

In tre click fu in Savage Wonderland, spawnando sul suo cavallo a orologeria con la spada in mano, in mezzo al giardino di fiori parlanti e sussurranti, pronto alla battaglia. Ed ecco i suoi amici, cavalcando al suo fianco, le cavalcature a orologeria che sbuffavano e brucavano, in attesa della battaglia.

“Ni hao!” disse nel microfono, con un sussurro forte quanto poteva permettersi. Suo padre aveva un problema di vescica che lo costringeva ad alzarsi più volte durante la notte e non dormiva mai profondamente. Wei-Dong non poteva permettersi di venire scoperto. Se i suoi genitori lo avessero trovato a giocare un’altra volta, gli avrebbero preso il computer. Lo avrebbero incastrato. Lo avrebbero mandato ad un’accademia militare di quelle in cui ti rasavano e venivi picchiato nelle docce, perché forgiava il carattere. Era stato minacciato di tutte queste cose ed altre, e tutte lo avevano impressionato.

Non abbastanza per fargli smettere di giocare nel bel mezzo della notte, ovviamente.

“Ni hao!” disse nuovamente. Ci fu una risata, lontana e distorta dal rimescolio del network.

“Ciao, Leonard” disse Ping “stai imparando bene il cinese, vedo” Ping continuava a chiamarlo Leonard, ma almeno adesso gli stava parlando in mandarino, che era un grande miglioramento. Ai ragazzi normalmente piaceva esercitare il proprio inglese con lui, il che voleva dire che lui non poteva esercitare il proprio cinese con loro.

“Faccio pratica”, disse.

Risero di nuovo e seppe che aveva sbagliato qualcosa. L’intonazione. La sbagliava sempre. Diceva “Aggrerò questi demoni, tu buffa il chierico”[1] e veniva fuori “Sono una ciotola di noodles, ho delle belle ciglia”. Ma stava migliorando. Quando sarebbe andato in Cina avrebbe già padroneggiato il cinese.

“Raidiamo?” disse.

“Si!” disse Ping, e gli altri concordarono. “Dobbiamo soltanto aspettare il gweilo”. Wei-Dong adorava il fatto di non essere più lui il gweilo. Gweilo voleva dire “demonio straniero” e, tecnicamente, aveva tutte le qualifiche per esserlo. Ma era uno dei membri del raid adesso, e i gweilo erano i clienti paganti che distribuivano dollari, euro, rupie o sterline per giocare con loro.

Ecco il gweilo. Potevi capire che era lui dal fatto che guidava male il suo cavallo, facendolo uscire fuori dal sentiero e finire nella fremente morsa delle piante viventi, dovendosi fermare in continuazione per tagliare i viticci che lo afferravano. Dopo aver guardato questo spettacolo per un minuto o due, Wi-Dong cavalcò versò di lui e lanciò un incantesimo di protezione su entrambi, e i viticci si contorsero al di fuori della sfera rossa che ora circondava entrambi.

“Grazie”, disse il gweilo.

“Nessun problema”, rispose lui.

“Woah, parli inglese?” Il gweilo aveva un forte accento del New Jersey.

“Un poco”, disse Wei-Dong, con un sorriso. Meglio di te, pivellino, pensò.

“Ok, andiamo”, disse il gweilo, e il resto del party li raggiunse.

Il gweilo li aveva pagati per raidare l’istanza The Walru’s Garden (Il giardino del leone marino), un dungeon sottomarino piuttosto difficile in cui si potevano trovare alcuni tesori veramente buoni — ingredienti per le pozioni, alcune ottime armi, e, ovviamente, un sacco di gold. C’erano un paio di oggetti di prestigio che droppavano lì, anche se raramente — potevi ottenere una spada vorpal e un elmo se eri molto fortunato. L’accordo era questo: il gweilo li pagava perché facessero l’istanza con lui e lui poteva starsene semplicemente in disparte lasciando che loro facessero tutto il lavoro pesante, ma si sarebbe fatto avanti per dare il colpo di grazia ad ogni grosso boss, così da poter prendere i punti esperienza. Si sarebbe tenuto il gold, le armi, gli oggetti di prestigio, tutto — e tutto questo per il bassissimo prezzi di 75$. I raider ottenevano i soldi, il gweilo livellava velocemente e raccoglieva tonnellate di tesoro.

Wei-Dong molto spesso si chiedeva che genere di persona potesse pagare degli estranei perché lo aiutassero ad avanzare in un gioco… La ragione tipica che i gweilo fornivano era che volevano giocare con i loro amici, e che i loro amici erano tutti molto più avanti nel gioco di loro. Ma Wei-Dong aveva iniziato a giocare a diversi giochi dopo i suoi amici e, essendo il niubbo nel suo piccolo gruppo, aveva semplicemente chiesto loro di portarlo a raidare con loro, aiutandolo fino a che avesse raggiunto il loro stesso livello. Quindi se questo gweilo aveva tutti questi amici nel gioco e voleva livellare velocemente per raggiungerli, perché non poteva farsi aiutare da loro, con i loro personaggi di alto livello? Perché stava pagando i raider?

Wei-Dong supponeva che fosse perché il ragazzo non aveva amici.

Dio santo, avete visto quello?” Era almeno la decima volta in quei dieci minuti di marcia lungo la costa che il tipo ripeteva questa frase. Questa volta era il té, uno scontro perpetuo di posate che fischiavano volando in aria, sedie selvagge che vagavano in branchi, dando la caccia a giocatori sfortunati che si avvicinavano troppo, e una puzzle mostruosamente difficile in cui tu dovevi raccogliere e disporre le porcellane in un certo modo, stordendo ogni pezzo in maniera tale che non se ne strisciasse via prima che tu avessi finito. Era piuttosto figo, Wei-Dong doveva ammetterlo (aveva risolto il puzzle in due giornate di duro gioco e aveva ottenuto per i suoi sforzi una teiera che poteva utilizzare per evocare dei geni nei momenti di grande bisogno). Ma il gweilo si stava comportando come se non avesse mai visto grafica per computer nella sua vita.

Continuarono a cavalcare, chiacchierando in cinese in un canale privato. Il più delle volte parlavano troppo velocemente perché Wei-Dong potesse capire, ma riusciva a comprendere il nocciolo del discorso. Stavano parlando di lavoro, i raid che avevano programmato per il resto della notte, il boss e le sue stupide regole, il denaro e ciò che ne avrebbero fatto. Ragazze. Parlavano sempre di ragazze.

Alla fine arrivarono sulla spiaggia e Wei-Donf lanciò la Sacca d’Aria della Regina Rossa, usando, nel farlo, i suoi ultimi gusci d’ostrica. Smontarono tutti da cavallo, agitando comicamente le loro branchie mente si immergevano nell’acqua (“Dio santo” disse il gweilo).

The Walrus’s Garden era un raid infido, perché era totalmente diverso ogni volta che lo attraversavi, col terreno che si rigenerava diversamente per ogni party. Come spellcaster, il lavoro di Wei-Dong consisteva nel mantenere illuminata la zona e garantire che ci fosse sempre aria, così che, qualsiasi cosa arrivasse, sarebbero stati in grado di vederla in tempo per prepararsi e sconfiggerla. Prima ci furono i polipi, risalendo del fondale con uno sbuffo di sabbia, nuotando verso di loro. Lu, il tank, si posizionò fra il party e i polipi e, dopo averli colpiti con un paio di missili per aggrarli[1], si immobilizzò completamente lasciando che, uno dopo l’altro, lo intrappolassero completamente nei loro tentacoli, stritolando. Nelle loro facce si vedeva un’espressione di pura malvagità.

Una volta che avvolsero completamente il tank, il resto del party li attaccò, tutti e quattro sguainando le spade con acquoso clang. Wei-Dong teneva sotto controllo i punti ferita del tank e lanciava i suoi sortilegi di cura quando necessario. Quando entrambi i polipi furono vicini alla morte, i raider si allontanarono e Wei-Dong sibilò nel suo microfono, “Finiscili!”. Il gweilo avanzò impacciato verso le due bestie, me alla fine si mosse in maniera efficace per dar loro il colpo di grazia.

“Questo era incredibili” disse il gweilo. “Totalmente ganzo! Come faceva quel tipo ad assorbire tutto quel danno?”

“E’ un tank”, disse Wei-Dong “Classe combattente, armatura pesante. Un sacco di buff[1]. E io lo stavo guarendo durante tutto lo scontro”.

“Io sono di una classe combattente, vero?”

Non lo sai? Questo ragazzo aveva molto più denaro che cervello, questo era certo.

“Ho appena iniziato a giocare. Non sono un giocatore appassionato. Ma sai, tutti i miei amici…”

Lo so, pensò Wei-Dong. Tutti i ragazzi fighi che conosci stavano giocando a questo gioco, quindi hai deciso che dovevi fare come loro. Non hai nessun amico… ancora. Ma credi che un giorno ne avrai, se giochi “Certo”, disse “Limitati a starci vicino, stai andando bene. Sarai livellato prima di colazione”. Questo era un altro punto a sfavore del gweilo: aveva i soldi per pagare una sessione di power-levelling con la loro gilda, ma non aveva intenzione di pagare il prezzo maggiorato per farlo in un fuso orario americano. Questa era una buona notizia per il resto della gilda, certo — evitava che dovessero trovare un posto in cui raidare durante il giorno in Cina, quando gli Internet Café erano pieni di gente normale — ma voleva dire che Wei-Dong doveva stare sveglio nel mezzo della notte e poi trascinarsi stancamente a scuola il giorno seguente.

Non che non ne valesse la pena.

Ora erano fra le guglie e le cave del giardino, schivando le anguille e i granchi giganti che si affacciavano dai loro rifugi mentre passavano. Wei-Dong trovò alcuni gusci di ostrica e li prese di nascosto. Tecnicamente, era il gweilo che aveva il diritto di prenderli, ma servivano se doveva continuare a lanciare la Bolla d’Aria, cosa che forse avrebbe dovuto fare se continuavano ad andare a passo così lento. E il gweilo non se ne accorse, in ogni caso.

“Non sei in Cina, giusto?” chiese il gweilo.

“Non esattamente”, disse lui, guardando attraverso la finestra il cielo sopra la Contea di Orange, il più noioso codice ZIP della California.

“Dove siete, ragazzi?”

“Loro sono in Cina. Dove vivo io, puoi vedere lo show di fuochi di artificio di Disneyland ogni sera.”

“Dio santo“, disse il gweilo “Non hai niente di meglio da fare che aiutare qualche idiota a livellare nel bel mezzo della notte?”

“Suppongo di no”, disse lui. Dietro di lui si mescolavano le risate e le frasi in cinese del loro canale. Sorrise al sentirle.

“Intendo dire, diavolo, posso capire perché qualcuno in Cina si metta fare un lavoro di merda per 75 bigliettoni, ma se sei in America, amico, dovresti avere un po’ di orgoglio, e trovarti un lavoro vero”

“E perché qualcuno in Cina dovrebbe volere un lavoro di merda?” I ragazzi ora stavano ascoltando. Non parlavano bene inglese, ma lo conoscevano abbastanza da riuscire a capire la conversazione.

“Beh, perchè è la Cina ci sono miliardi di loro. Poveri come la sporcizia e ignoranti. Non li biasimo. Non puoi biasimarli. Non è colpa loro. Ma, diavolo, una volta che ti tiri fuori dalla Cina e arrivi in America dovresti comportarti come un americano. Noi non facciamo quel genere di lavoro.”

“Cosa ti fa pensare che vengo dalla Cina?”

“Non è così?”

“Sono nato qui. I miei genitori sono qui. I loro genitori sono nati qui. E i loro genitori sono venuti dalla Russia”

“Non sapevo che avessero cinesi in Russia”

Wei-Dong rise “Non sono un cinese, amico”

“Non lo sei? Beh, Dio Santo, allora scusa. Ho pensato tu lo fossi. Cosa sei, quindi, il boss o qualcosa del genere?”

Wei-Dong chiuse gli occhi e contò fino a dieci. Quando li riaprì, i carpentieri erano nuotati fuori dal galeone affondato che stava sotto di loro, con le loro squadre e le loro seghe pronte. Si muovevano costruendo casse di legno e portali intorno a se, i quali agivano come barricate, e lavoravano velocemente. Sulla terraferma avresti potuto bruciare le loro assi, ma questo non funzionava sott’acqua. Una volta che ti rinchiudevano in una cassa, infilavano lunghi chiodi attraverso le asse che ti circondavano. Era una morte lenta e orribile.

Ovviamente, circondarono il gweilo in un attimo, e dovettero unirsi tutti per liberarlo. Xiang summonò il suo famiglio, un cinghiale, e Wei-Dong lanciò un sortilegio di Bolla d’Aria per esso. Il cinghiale si mise al lavoro, strappando le assi con le sue zanne. Quando infine i carpentieri riuscirono ad ucciderlo, si trasformò in un bebè e galleggiò, privo di vita, verso la superficie dell’oceano, accompagnato da un pianto spettrale. Savage Wonderlands poteva sembrare tutto risate, ma in realtà era molto macabro quando si arrivava alla sostanza, e i puzzle erano difficili e i boss più grossi erano molto difficili.

Parlando di boss: uccisero l’ultimo dei carpentieri e in quel momento una corrente disturbò il fondo marino, tirando su la sabbia che si riassestò dolcemente, rivelando la spada vorpal e l’armatura, incrostata di cirripedi. E il gweilo urlo e un gridolino e si tuffò impacciatamente, mentre tutti gli urlavano di fermarsi, di aspettare e poi…

E poi lui fece scattare la trappola che tutti loro sapevano essere lì.

E poi arrivarono i guai.

Il Ciciarampa aveva davvero occhi di fiamma, e faceva un suono gorgogliante, proprio come diceva il poema. Ma il Ciciarampa faceva molto di più che guardarti male ed eruttare. Il Ciciarampa era infame, assorbiva un sacco di danno, e ne faceva tanto quanto era possibile farne. Era veloce anche, più veloce dei carpentieri, così un attimo potevi essere dietro di lui e l’attimo dopo rotolare su se stesso — la sua coda come una frusta, distruggendo e sbalzando indietro qualsiasi cosa colpisse — e sarebbe stato girato verso di te, innalzandosi con i suoi affusolati artigli estratti, tirandosi sullo stretto torso. Le zanne che mordono, gli artigli che catturano — ed una volta che ti avevano catturato, il Ciciarampa ti avrebbe sbattuto contro la più dura superficie nella sua portata, facendoti una quantità incredibile di danni mentre ti dimenavi per cercare di liberarti. E il gorgoglio? Non era un vero gorgoglio, in realtà, quanto piuttosto il suono di carne attraverso un tritacarne, un suono disgustoso. Un suono sanguinoso.

La prima volta in cui Wei-Dong era riuscito ad uccidere un Ciciarampa — dopo un fine settimana filato di gioco — era collassato a letto e aveva fatto incubi su quel suono.

“Bel lavoro, idiota”, disse Wei-Dong mentre martellava sulla sua tastiera, cercando di far partire tutti i suoi incantesimi senza venire squartato dalla bestia da incubo davanti a loro. Aveva afferrato Lu e stava picchiandolo duramente, ma quello andava bene, era Lu, il suo lavoro era farsi picchiare. Wei-Dong lanciò i suoi sortilegi di cura su Lu mentre si allontanava a nuoto il più velocemente possibile.

“Questo non è giusto”, disse il gweilo. “Come diavolo avrei potuto sapere…”

“Non potevi. Non sapevi. Non sai. Questo è il punto. Questo è perché ci hai assunto. Ora dovremmo utilizzare tutti i nostri incantesimi e pozioni per combattere questa cosa — ” si interruppe per un secondo e colpì altri pulsanti ” — e ci vorranno giorni per riavere tutte queste cose, soltanto perché non potevi startene ad aspettare sul retro come avresti dovuto.”

“Non sopporto questo trattamento” disse il gweilo “sono un cliente, dannazione”

“Vuoi essere un cliente morto, amico?” disse Wei-Dong. Aveva a mala pena il tempo di parlare con i suoi compagni di gilda nel raid, ed era rimasto bloccato a parlare con questo stupido americano. Ora quello stava continuando a lamentarsi con lui. Gli fece venire voglia di lanciare il computer contro il muro. Visto cosa succedeva ad essere gentili?

Se il gweilo replicò, Wei-Dong non se ne accorse, perché il Ciciarampa stava veramente devastandoli. Aveva finito le pozioni e i sortilegi di cura e Lu non sarebbe durato ancora a lungo. Oh, merda. Ora aveva preso Ping negli artigli dell’altra zampa e stava distruggendogli l’armatura con una zanna aguzza, cercando di sbucciarlo come un frutto. Cliccò sui controlli della voice-chat e passò a sentire solo in canale Cinese, escludendo il gweilo.

Era un caos di veloci imprecazioni in slang cinese, mischiato con bestemmie prese da fumetti giapponesi e indiani. I ragazzi stavano tutti urlando, troppo veloci perché lui riuscisse a capire qualcosa di più che il senso generico delle cose.

C’era però Ping che lo chiamava “Leonard! Cure!”

“Le ho finite” disse, odiando come si stavano mettendo le cose “Ho usato tutto. Le cure le ho usate su Lu!”

“Quindi è così”, disse Ping “Siamo morti.” Tutti ulularono di frustrazione. Nonostante la situazione, Wei-Dong ghignò. “Pensate che prenoterà per un’altra volta, o dovremmo ridargli i suoi soldi?”

Wei-Dong non lo sapeva, ma aveva la sensazione che questo stronzo non sarebbe stato molto cooperativo se gli avessero detto che si era alzato nel mezzo della notte per niente. Anche se era colpa sua.

Respirò attraverso il naso e cercò di calmarsi. Erano quasi le due di notte adesso. Nella casa, intorno a lui, tutto era silenzioso, una automobile accese i motori da qualche parte nella distanza, ma la notte era così calma che il suono arrivò nella sua camera da letto.

“Ok,” disse “Ok, lasciatemi fare qualcosa”

Ogni gioco aveva una coppia di BFG, Big Friendly Gun (o almeno qualche tipo di Grossa Pistola), quasi impossibili da ottenere e quasi impossibili da resistere. In Savage Wonderland, erano anche quasi impossibili da ricaricare: il rarissimo archibugio mostruoso che avevi ottenuto dopo mesi a raccoglierne i singoli pezzi, sparava solo grossi carichi di posate affilate del Tea Party, e il solo raccoglierne abbastanza per un singolo colpo richiedeva otto o nove ore di gioco. Impossibile da ottenere — impossibile da caricare. Praticamente nessuno ne aveva uno.

Ma Wei-Dong lo aveva. Ignorando le urla nelle cuffie, indietreggiò fino al massimo raggio d’azione dell’archibugio e iniziò ad armarlo, un processo laborioso in cui doveva inserire tutte le posate nell’avancarica. “Portatemelo di fronte”, disse “Portatemelo di fronte, adesso!”

I suoi compagni di gilda potevano vedere cosa stava facendo e ora urlavano trionfanti, mentre i loro personaggi distraevano il Ciciarampa e lo portavano in posizione, per poi liberare la linea di fuoco. Tutto ciò che gli serviva era un… altro… secondo.

Premette il grilletto. Ci fu uno schiocco e un sibilo mentre la polvere iniziava a bruciare. Il suono fece girare la testa del Ciciarampa sul suo lungo collo serpentino. Lo guardò con i suoi occhi brucianti e lasciò cadere Ping e Lu nell’oceano. La polvere brillò… e si spense.

Cilecca!

Ohmerdaohmerdaohmerda, mormorò, picchiando, picchiando sui tasti la sequenza per riarmare l’archibugio, le sue dita velocissime sui pulsanti del mouse “Merdamerdamerdamerda”.

Il Ciciarampa sorrise e fece nuovamente quel suono di carne bagnata. Burble Burble, ragazzino, sto venendo per te. Era il suono dei suoi incubi, il suono dei suoi morenti sogni di eroismo. Il suono di chi ha sprecato una giornata di munizioni e una notte di gioco. Era un uomo morto.

Il Ciciarampa fece una di quelle inversioni su se stesso che gli erano tipiche. Le correnti colpirono Wei-Donf, facendolo dondolare da lato a lato. Corresse la mira, la corresse troppo, la corresse di nuovo, premette il pulsante per riarmare, il pulsante per sparare, il pulsante per riarmare, il pulsante per sparare…

Il Ciciarampa adesso era voltato verso di lui. Si innalzò all’indietro, flettendo gli artigli, chiudendo la mandibola. In un secondo sarebbe stato su di lui, lo avrebbe strappato in due e mangiato le sue interiore, in un secondo lui…

Crash! Il suono dell’archibugio fu come un’esplosione in un armadio pieno di stoviglie, un milione di colpi e di “clang” metallici mentre il mare veniva attraversato da un cono in rapida espansione di letali, urlanti pezzi di servizio da tavola in metallo.

Il Ciciarampa si dissolse, a pezzi in una sorta di fungo di carne, artigli e scaglie che si innalzava lentamente. Il lato sinistro della sua testa era stato strappato ed era finito verso Wei-Dong, rimbalzando sulla sabbia e poi adagiandovisi. L’acqua divenne rosa, poi rossa, e l’urlo di morte del Ciciarampa sembrò rimbalzare sull’acqua e ripetersi e ripetersi ancora. Era un suono fantastico.

I suoi compagni di gilda stavano impazzendo a undicimila chilometri di distanza, urlando il suo nome, e non era Leonard, ma Wei-Dong, inneggiandolo nel loro Internet Café a Jiabin Road in Shenzhen. Wei-Dong stava sorridendo ferocemente nella sua camera da letto, crogiolandosi in quel suono.

E quando l’acqua tornò limpida, ecco di nuovo la spada vorpal e l’elmo incrostati di cirripedi, appoggiati innocentemente sul fondo marino. Il gweilo — il gweilo, si era del tutto dimenticato del gweilo! — si mosse impacciatamente verso di essi.

“Non penso proprio”, disse Ping, in un inglese piuttosto buono. Il suo personaggio si mosse così velocemente che il gweilo probabilmente non lo vide neppure arrivare. La spada di Ping lo colpì e la testa del gweilo cadde sulla sabbia, con un’espressione stupida e tradita in volto.

“Cosa diav…”

Wei-Dong lo escluse dalla chat.

“Questo è il tuo bottino, fratello”, disse Ping. “Te lo sei meritato”

“Ma il denaro…”

“Possiamo fare soldi domani notte. That was a killer, dude“. era una delle frasi inglesi preferite da Ping, ed era il più grande complimento nella loro gilda. E ora aveva una spada vorpal e l’elmo. Era stata un’ottima nottata.

Riemersero sulla spiaggia ed evocarono nuovamente le loro cavalcature, tornando a cavallo nella sala della gilda, inneggiando tutta la strada e uccidendo l’occasionale bestia che si intrometteva senza molti problemi. I ragazzi non erano troppo tristi per il fatto di avere 75 bigliettoni in meno di quello che si aspettavano. Erano per prima cosa giocatori e solo secondariamente uomini d’affari. Ed era stato divertente.

E ora erano 2:30 e si sarebbe dovuto svegliare per andare a scuola nel giro di quattro ore e, vista l’emozione, sarebbe rimasto sveglio a letto per un bel po’. “Ok, devo andare, ragazzi” disse nel suo miglior Cinese. Loro lo salutarono e il canale della chat divenne silenzioso. Nell’improvviso silenzio nella sua stanza poté sentire il suo battito cardiaco risuonargli nelle orecchie. E un altro suono — dei passi sul pavimento davanti alla porta. E una mano sulla maniglia —

Merdamerdamerda

Riuscì a richiudere il portatile e tirarci sopra le lenzuola prima che la porta si aprisse, ma stava ancora tenendo la macchina sotto le lenzuola e lo sguardo di suo padre dalla porta gli disse che non stava fregando nessuno. Senza parole, continuando a fissarlo, suo padre attraversò la stanza e delicatamente rimosse la cuffia bluetooth dall’orecchio di Wei-Dong. Brillava di un blu accusatore, lampeggiando, cercando il portatile che ora stava dormendo sotto le lenzuola di Spongebob artisticamente decorate di Wei-Dong.

“Papà…” Cominciò.

“Leonard, sono le 2:30 del mattino. Non discuterò di questo con te adesso. Ma ne parleremo domani mattina. E poi avrai un lungo, lunghissimo tempo per pensarci in seguito.” Tirò via le lenzuola e prese il portatile dalle mani di Wei-Dong.

“Papà!” Disse, mentre suo padre usciva dalla stanza, ma quello non diede segno di averlo sentito prima di chiudere la porta della stanza in maniera ferma ed autoritaria.

La scena successiva è già stata tradotta.
Leggi la scena 3 di For the Win

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  • Gioacchino

    per ora ho letto solo i primi due ma è veramente molto interessante come lettura, mi piacciono anche le introduzioni che fa… spero che non finisca presto… ottimo lavoro e buon lavoro!

    PS. qua e là ci sono errori di battitura se vuoi te li segnalo… te lo chiedo perché non vorrei poi risultare rompiscatole.

    • http://www.newfractals.net/ Elena

      Se mi indicassi questi errori mi faresti un piacerone!
      Faccio tutto il possibile per eliminarli (citavo una fase di “correzione bozze” nel mio ultimo post), ma non è affatto semplice :/

      Sai cosa ti dico? Questo pomeriggio aggiungo a tutti questi post una scritta in fondo, del tipo: “Hai trovato errori in questo testo? Faccelo sapere”.
      Puoi anche segnalarmi gli errori nei commenti, così magari chi passa dopo di te lo vede ed è incentivato a fare lo stesso (perché non credere che li beccherai tutti tu… mio padre me ne corregge almeno una trentina in ogni post prima della pubblicazione).

      • Gioacchino

        si si, avevo letto che facevi la correzione delle bozze, ma anche io ne scrivo molti di questi tipi di errori (che ritengo cento volte migliori che quelli grammaticali)… no, non è facile trovarli perché secondo me spesso andiamo dietro al contenuto (che ci interessa di più) e non leggiamo le parole stesse. Cmq finché c'è qualcuno che ci avverte dell'errore non ci sono problemi! ^^

        quelli che ho trovato io sono:

        chiamarloLeonard

        intrappolasserò

        faccie

        Finisili

        bestio

        appasionato

        cufie