2 ore a Fukuoka dopo la chiusura di templi e musei

Continua il Viaggio nel Paese del Sol Levante

Il 26 Marzo mi trovavo a Fukuoka (città che conosco pochissimo e sulla quale non mi ero molto preparata, vista la brevissima permanenza) a dover passare un po’ di tempo da sola fra le 17:00, ora in cui è arrivato il mio autobus da Haki e le 19:00, ora in cui dovevo incontrarmi con una amica conosciuta al campo di volontariato per cenare insieme.
Cosa fare, considerando che templi e musei chiudono tutti fra le 17:00 e le 18:00 e che non si conosce il posto?

Beh, avendo depositato il grosso dei bagagli in un coin locker (500 yen per quelli grandi, ci stava sia il trolley che lo zaino grande), perché non avviarsi, zaino in spalla e telecamera/fotocamera alla mano lungo una strada qualsiasi?

Sapevo di trovarmi in uno dei posti “centrali e importanti” della città, ovvero Hakata, per cui poteva valere la pena esplorare. Invece di andare nella direzione in cui si trovava l’ostello Khaosan in cui avevo pernottato l’ultima volta che ero stata qui, ho scelto di dirigermi dall’uscita opporta della stazione.

In realtà, quasi subito, mi sono seduta per consultare la mia guida e farmi un’idea della zona, decidendo di provare a dirigermi verso l’Hakata Riverain un “complesso commerciale e culturale” che ospita, fra le altre cose, un museo di arte asiatica sarebbe stato aperto fino alle 20:00… In ogni caso, era nella direzione che avevo già preso, e la strada mi piaceva, quindi perché no?

Stavo complimentandomi con me stessa per essere arrivata a metà strada (la stazione della metropolitana di Gion, raggiunta però a piedi) senza perdermi, quando noto qualcosa di strano sul lato opposto della strada.

Si tratta del Tocho-ji, un tempio completamente circondato da palazzi di almeno 10 piani e allo stesso tempo estremamente pacifico, nonostante il rumore del traffico. La guida turistica lo esaurisce in due righe e parlando solo delle statue che si trovano all’interno, che non posso vedere (essendo arrivata 5 minuti dopo la chiusura), ma rimango sbalordita dalla caratteristica tutta giapponese di mescolare elementi stridenti come un antico tempio, palazzi enormi, e un enorme sala di pachinko (macchinette per il gioco d’azzardo) all’angolo opposto dell’attraversamento.

Scopro però che chiunque si occupi di turismo a Fukuoka ha fatto un lavoro meraviglioso a piazzare cartelli in: giapponese (ogni kanji con i suoi furigana, ovvero la trascrizione fonetica così che anche i bambini, i giovani e gli stranieri possano leggere), inglese, coreano e cinese… Il kyuushu riceve moltissimo turismo dalla Corea, che è talmente vicina che spesso viene consigliato ai turisti di prendere un aereo per Seul invece che per il Giappone e da lì proseguire in nave, per risparmiare.

Aggiungo io la traduzione in italiano di detto cartello:

“Leggenda vuole che questo tempio sia stato fondato nell’805 da Kukai, dopo il suo ritorno da K’tang (la moderna Cina). Il principale oggetto di venerazione, una statua di Kannon dalle mille braccia, è stato dichiarato patrimonio culturale nazionale. Sui terreni del tempio sorge anche un edificio esagonale contenente le calligrafie di personaggi importanti di quei giorni, incise nelle porte interne, come anche le tombe dei signori feudali di Fukuoka. Nel 1992, il “Buddha gigante di Fukuoka” è stato collocato qui, la più grande scultura lignea di un Buddha in legno di tutto il Giappone.”

Peccato non essere potuta venire qui un’ora prima! Anche così è stata comunque una bella visita, visto che anche le parti esterne meritano di essere viste. Purtroppo non sono riuscita a fare nessuna fotografia degli aerei che passavano vicinissimi sullo sfondo del tempio (l’aereoporto è a tre fermate di metropolitana di distanza).

Al di fuori del tempio il marciapiede è spazioso e pieno di panchine, quasi deserto, in netto contrasto con il traffico delle automobili. Semplicemente, dove avrebbero potuto esserci uno o due palazzi di 15-20 piani, c’è l’antico edificio in legno.

L’amalgama di elementi nuovi, al di fuori delle mura, e antichi, al loro interno, è davvero interessante… E mi ha spinto a deviare ulteriormente dal mio piano iniziale, per vedere cosa si trovasse “dall’altro lato dei grattacieli” (che grattacieli non sono, ma che fanno comunque la loro bella figura), seguendo stradine parallele alla strada che stavo seguendo io… All’inizio è stato perché avevo scorto un altro tempio, lo Shofukuji Zen Temple, che sembra essere stato il primo tempio zen costruito in Giappone, nell’1195. L’uomo che lo fece costruire, il maestro zen Yosai, è infatti considerato il primo ad introdurre le pratiche zen in questo paese.

Passando per queste stradine, pieni di locali (chiusi, vista l’ora) e negozietti, si vede un giappone ancora diverso, a pochi metri sia da quello dei templi che da quello luccicante e futuristico delle strade principali.

Viene difficile pensare che queste foto sono state scattate a soli pochi minuti di distanza le une dalle altre, per di più spostandosi a piedi, ma sembra che questa sia la struttura di tutte le grandi metropoli del Giappone.

Finito il giro delle stradine arrivo all’Hakata Riverain, che ignoro bellamente visto che ormai è troppo tardi per il museo, e mi immergo nella strada coperta di Kawabata.

Questo genere di galleria sembra essere molto di moda in Giappone, permettendo ai negozi di estendersi sulla via anche quando piove. Non si tratta di niente di simile alle gallerie che abbiamo in Italia: tanto per cominciare quanto a diffusione (ogni città giapponese sembra averne diverse), ma soprattutto a lunghezza: in Giappone queste gallerie coperte possono essere lunghe parecchie centinaia di metri, arrivando anche al chilometro e qualche volta “estenendosi” per qualche decina di metri anche alle strade che incrociano (se sono pedonali).

I negozi stessi sono dei tipi più vari: si possono trovare fianco a fianco negozi di abiti costosissimi e negozi che fanno prezzi stracciati, offerta di ogni genere di cibo, negozi di souvenir per turisti e posti (presumibilmente) frequentati anche da gente del posto. Qualche volta la galleria si “interrompe” (il tetto però rimane!) quando si arriva all’incrocio di qualche strada e c’è un po’ di spazio per fare passare le macchine.

Kawabata porta poi quasi fino a Canal City (che non penso di avere raggiunto), interrompendosi accanto ad un altro tempio che ho successivamente identificato come il Kushida-jinja.

Pensando che ormai tutto quello che doveva venire chiuso fosse già stato chiuso, mi sono attardata nel cortile di ingresso… Quando è arrivato un monaco ed ha sbarrato la strada per le zone più interne.

Beh, in ogni caso, anche se fossi entrata, non sarei potuta stare dentro per più di qualche minuto… Ma mi sarebbe piaciuto arrivare a vedere anche solo cosa c’era dietro l’angolo.

D’altro canto, tutto sembra chiudere abbastanza presto in Giappone: si cena fra le 6 e le 7, quindi trovare un buon ristorante che accetti nuovi clienti alle 8 può essere difficile. Molti negozi, anche in centri commerciali affollati, chiudono alle 9 di sera, mentre ho visto almeno un McDonald chiudere alle 11 di sera.

In maniera simile, la maggior parte dei musei e degli altri luoghi di “interesse turistico” chiude alle 5 del pomeriggio. Paese che vai, usanze che trovi.

Per finire, questa è la stradina che ho preso prima di tornare sulla grossa strada principale in cui avevo per la prima volta visto il Tocho-ji, proprio all’uscita della stazione della metropolitana Gion… Un’altra zona “dietro i grattacieli”, anche se dall’altro lato della strada e in un quartiere evidentemente più vivace.

In realtà, in tutto, questo giro ha impiegato solo un’ora e mezza, così mi sono trovata un altro posticino tranquillo vicino alla stazione dove aspettare per non essere troppo in anticipo… Questa volta, niente che valga la pena di fotografare.

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